Nel frattempo, augurandoti buon divertimento, ti dedico un raccontino che è frutto della pura immaginazione, e che mi è venuto in mente sentendo il nome di Ios.
Ciao

...
A vent'anni conosco Michela.
La vedo un sabato pomerigio di giugno prendere il sole seduta su un masso, a Colle dell'Orso, sotto una via di 6b.
Resto folgorato. Lei ha diciotto anni, così carina, che ci fa in un posto così?
Vestita di colori, pantacollant, canottiera succinta, ha l'imbragatura, arrampica, è di Roma. Sta qui col fratello ed altri amici.
Ma è un miracolo?
Per mia momentanea disgrazia, sto in compagnia del più incredibile seduttore che abbia conosciuto. Fabrizio ha rimediato donne ovunque. A Sperlonga, in Verdon, adesso pure qui, su un altopiano del Molise...
La sera. Pizzeria di Frosolone, pizzeria spoglia, di provincia, una grande tavolata di arrampicatori. Il mio sguardo è piantato sulla testa di Michela. Ma lei a tirar palline di mollica, come fanno i bambini, a chi? Ma a Fabrizio naturalmente.
E poi Fabrizio che, più tardi, mi dice: come al solito non ho fatto nulla, non l'avevo neppure notata.
Per fortuna è uno sciupafemmine. Dopo due o tre settimane s'è già stufato di lei. Mentre lei ha capito che lui è inafferrabile.
Una sera usciamo tutti e tre (io e Fabrizio siamo andati insieme a prenderla). Lei in macchina si siede davanti. Ma si gira spesso verso di me, e mi sorride nella penombra.
Dieci giorni dopo torno da solo, sotto casa sua. Attraverso il cortile, le citofono, un gattone col pelo lungo mi osserva. Lei scende.
Cosa dire di questa storia?
Che con Michela abbiamo girato e arrampicato un po' dovunque: Verdon, Buoux, Arco.
Michela, dopo una settimana che stavamo insieme, una sera mi ha detto: spogliati e infilati sotto il lenzuolo, che adesso ti insegno come si fa.
Con Michela sono stati due anni meravigliosi.
Un giorno, era una domenica sera, abbiamo litigato. Io ero rimasto a casa a studiare per un esame. Lei era andata ad arrampicare. C'erano due amici nuovi, e di uno dei due mi dice che lo trova carino. Ah la gelosia, la gelosia...
Le dico che è una stronza, neanche mi ha chiesto niente della mia giornata. Dico che tra noi è ora di farla finita. Ma vaffanculo. E me ne vado.
Passa il lunedì, silenzio. Il martedì. Il mercoledì.
Giovedì le telefono. Risponde la mamma. No Luca, mi dispiace, Michela non c'è. E' partita. E' fuori.
La sua voce è strana. Si direbbe che le faccio pena.
La prego, ma dove è andata? quando torna? (E penso: ma con chi è andata?)
Niente. Michela è fuggitiva. Michela sparita.
Passano i mesi. Michela è riapparsa. Mi telefona spesso. Sta arrivando l'estate.
Io sono stato bravissimo, rapidissimo. Sto con un'altra.
Ero arrabbiato, e ferito, così ho puntato la più carina del mio corso, all'università. Bellissima e intelligente, una di quelle ragazze che uno ci pensa per un anno prima di chiedergli di andare a prendere un caffé al bar. Ma io sono arrabbiato. Così parto all'assalto. Lei ne è sorpresa: talmente bella che i ragazzi si tengono alla larga. Andiamo in un parco e la bacio.
Michela mi vuole rivedere. Michela non vuole saperne di tornare insieme. Preferirebbe che non mi lasciassi con l'altra. Ma vuole potermi vedere, telefonare, andare a letto anche.
Una mattina viene da me e inevitabilmente la cosa accade, e io sono felice.
Come fossi tornato a casa. Michela nel mio letto. Come prima, come sempre.
La sera stessa lascio l'altra. Non se le merita le corna. Non c'entra niente in questa storia...
Michela sparisce di nuovo.
L'estate è arrivata: le vacanze.
Parto e vado ad arrampicare con gli amici: Francia, Spagna.
A fine agosto ci rivediamo con Michela. Stavolta siamo a Manziana, paese a nord di Roma, in casa di mia madre, che però è via.
Facciamo l'amore in un grande lettone. Poi ci raccontiamo le vacanze. Io: le vie che ho provato. Lei: al mare in Grecia con la cugina.
Lei all'isola di Ios.
La cosa più incredibile, mi dice, è la festa continua. Tu immagina un'isola dove ci sono solo ragazze e ragazzi. Di giorno in spiaggia, la sera nei disco-bar, a ballare, a ubriacarsi. Ho scopato ogni notte con un ragazzo diverso...
Silenzio mio, freddo nelle ossa, nelle vene, la stanza dondola, tutto mi sembra improvvisamente strano. Lei si ferma a pensare, guarda per aria come uno che non vuole sbagliare i conti. Allora sì, la prima sera quello... Poi... Qualche dubbio. Alla fine il conto torna. Una settimana, sette scopate diverse.
E poco fa, con me.
Ho il disgusto. La odio, ma resto inerte. Non reagisco.
Lei è ignara, totalmente, di quello che mi accade nel cuore. Intuisce appena qualcosa, e infatti precisa: "ma noi, non stiamo insieme..."
No, non più.
Siano maledetti il nome e l'isola di Ios.