La legge nazionale se vuoi i siciliani possono anche leggerla per cultura generale ma sicuramente la sua potestà si ferma a Villa San Giovanni

Lo Statuto siciliano, II legge costituzionale della Repubblica Italiana, prevede che ogni bene demaniale, naturale, culturale, etc...e qualsiasi bene prima appartenente allo Stato costituisce il Demanio della Regione Sicilia. Inoltre concede all'Assemblea parlamentare regionale siciliana la legislazione esclusiva su questi beni con l'unico vincolo di non andare contro i principi fondamentali della costituzione italiana, limite analogo che deve rispettare la legislazione nazionale.
Detto questo la legislazione siciliana è meno peggio di quello che si possa credere. Innanzitutto in Sicilia la Regione ha creato un assessorato al territorio e ambiente molto prima che a Roma nascesse il ministero analogo. Parliamo dei primi anni 70. La prima legge che parla di parchi e riserve è del 1982 e anche questa in anticipo su quella nazionale e ha dato vita alla riserva marina di Ustica, la prima in Italia. In questo ultimo caso è stato cercata anche l?intesa con la legislazione e il governo nazionale. Comunque le leggi in Sicilia sono quella del 6 maggio 1981 n 98, 14/88, 71/95, 34/96. La Sicilia non ha parchi nazionali perché non può averne. Sarebbe incostituzionale. La Regione ha istituito 5 parchi (a giorni diventeranno 6) e diverse riserve anche marine. Tutte però sono soggette esclusivamente alla normativa regionale.
In Sicilia esistono parecchie emergenze ambientali e serissimi problemi di abusivismo e questo è certo. Tuttavia è doveroso precisare che alcune delle leggi siciliane prevedono vincoli molto più severi di quelli nazionali e gli ambientalisti siciliani vanno orgogliosi delle conquiste normative inserite nei testi legislativi. Non è la nazionalità della legislazione che garantisce dagli scempi. Attraversa lo stretto e percorri l?Italia e troverai scempi indipendentemente da chi ha emanato la norma. La legge da sola non tutela nulla.
Detto questo mi sembra singolare questa idea flessibile di democrazia di un certo ambientalismo. Quando la volontà locale coincide con quella degli ambientalisti a quel punto si contesta il centralismo e le scelte di Roma compiute sulla testa degli abitanti. Quando al contrario la volontà locale dissente da quella ambientalista si invoca Roma e l?interesse nazionale. Non credo sia molto democratico accentrare poteri e lasciare decidere a un pugno di tecnici di un ministero e ai loro consulenti universitari pseudo ambientalisti il destino di interi paesi. Come sono d?accordo che le politiche pubbliche non possono passare sulla testa dei cittadini (vedi il Ponte sullo Stretto) così anche quelle di tutela dell?ambiente.
Detto questo bisogna chiarire che l?emendamento alla finanziaria siciliana è stato presentato da alcuni sindaci del luogo che sono anche deputati regionali. Le comunità in maggioranza sono favorevoli prima di tutto perché il turismo alternativo ed ecosostenibile è quello che è stato proposto in questi anni sull?Etna come la panacea dei problemi ma ha dato scarsissimi risultati. A questo punto la popolazione locale si sta lanciando anima e corpo sul turismo a 360 gradi e non punta solo sullo sci o sull?escursionismo montano. Tuttavia vuole le strutture e i grandi numeri e ti assicuro che non si convincerà mai che gli abitanti delle Alpi possono arricchirsi con il turismo mentre loro devono morire di fame e non sfruttare il Vulcano.
E? ovvio che l?Etna è patrimonio dell?umanità e l?interesse generale deve essere tenuto in conto da quello locale. Si tratta di trovare un equilibrio. La comunità locale può sfruttare il Vulcano tenendo presente di non dovere compromettere un bene dell?umanità. Non è però condivisibile che l?interesse nazionale o dell?umanità stabilisca in che condizioni debba vivere e debba operare il locale. Altrimenti che l?Italia o l?Europa mantengano con trasferimenti gli abitanti dell?Etna e a quel punto vedrai che se ne staranno a casuccia contenti a guardare la televisione senza lavorare. Siccome questo è improponibile sarebbe meglio evitare scontri feroci che non portano a nulla. Inoltre le condizioni politiche ed elettorali non sono favorevoli agli ambientalisti. E? meglio che discutano serenamente mettendo nel conto che un certo numero di funivie e seggiovie e qualche rifugio non potranno evitarlo. E? importante che si riesca a farle con il minimo impatto possibile e su questo penso che la possibilità di trovare un?intesa sia ampia. La politica dello scontro condurrebbe solo ad agire senza il consenso degli ambientalisti e a interventi ben più invasivi.
Sulle Madonie per fortuna le cose vanno meglio e tra il parco e il turismo montano, sciistico e culturale nei paesi medievali dell?area un certo equilibrio esiste. Non c?è il problema di scegliere tra sfruttamento intensivo o meno. Li si tratta solo di ammodernare gli impianti sciistici esistenti e migliorare un po? la ricettività. La settimana scorsa si è già raggiunta un?intesa.
Personalmente a me piace andare su in montagna e godermi le Madonie, i Nebrodi o l?Etna senza chiasso e turismo di massa. Sono giovane e ho anche la capacità fisica di potere godere punti dei parchi naturali dove la maggioranza non può andare. Qualcuno invece potrebbe ma non va perché non ha questa sensibilità. Non siamo tutti eguali. Bisogna però tenere presente che l?ambiente non può essere tutelato per un?elite. Non è politicamente ed economicamente possibile. Occorre evitare a ogni costo il turismo che inquina e devasta ma bisogna tenere nel conto che un vero e praticabile equilibrio tra visitatori e natura deve essere cercato e trovato.
p.s. comunque sull?Etna c?è molta più neve di quanto tu possa credere. Parliamo di un altezza tra i 2000 e i 3000 metri e la nuova stazione sorgerebbe nel punto più innevato del Vulcano. Gli impianti in discussione sono poi destinati anche al turismo estivo.