missione di pace... o di guerra???

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Messaggioda MarcoS » mer set 06, 2006 13:09 pm

quilodicoequilonego ha scritto:David Rugge, impara a quotare please, non fare come Marcos :twisted:


e poi magari, quando hai tempo...(so che sei mooooolto impegnato coi sindacati) togliti il paraocchi


màgnaméo.

e ti sfojate via chée fete de lardo che te ghe sui oci, imbriagon! :P
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Messaggioda elite 1972 » mer set 06, 2006 13:10 pm

davi ha scritto:
ragazzi di vent'anni rastrellati dal più povero proletariato urbano semianalfabeti, con scarsa preparazione, esaltati da slogan patriottardi privi di spessore, mandati allo sbaraglio.

mi duole scriverlo...
come purtroppo l'80% di quello italiano
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Messaggioda Simone76 » mer set 06, 2006 15:00 pm

davi ha scritto:
Simone76 ha scritto:Io dico sol che dovevamo venir via subito dall'Iraq e invece siamo andati subito in Libano. :(

Coerenza politica. :?


con la differenza però dell'ONU.


Per come la vedo io l'ONU non fa ASSOLUTAMENTE nessuna differenza.
SONO COSI' FELICE CHE SCORREGGIO ARCOBALENI


Visitate http://www.clanalpian.com
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Messaggioda davi » mer set 06, 2006 15:17 pm

quilodicoequilonego ha scritto:so che sei mooooolto impegnato coi sindacati


e tu con che cosa saresti moooooolto impegnato?
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Messaggioda MarcoS » mer set 06, 2006 20:30 pm

Tutti camerieri

E? incredibile come le notizie più idiote vengano spacciate dai giornalisti embedded senza un minimo di senso critico e come il mondo accetti supinamente tali turlupinature senza una minima scossa di dignità o, almeno, di derisione.
Ieri, a raffica, sono circolati sui mezzi di disinformazione di massa del globo annunci di ?importanti? decisioni sulla forza Unifil chiamata formalmente a preservare il Libano dalla guerra d?aggressione israeliana e informalmente, ma sostanzialmente, a proteggere lo Stato sionista aggressore dalla giusta ira araba.

Trecento caschi blu promessi dal Qatar... Annan in Arabia Saudita da re Abdallah per ottenerne altri... Erdogan, da Ankara - non molto amata nel mondo arabo... ma questo è un ?dettaglio?... - che dichiara fondamentale un apporto ?musulmano? alla missione Onu... Il governo (strangolato) di Beirut che chiede un ?contributo? - navale? - della Germania alla missione delle Nazioni Unite... Aerei cargo con aiuti umanitari che ?forzano? il blocco israeliano e atterrano a Beirut... Il governo finlandese che partecipa alla missione con 250 soldati... Partiti dalla Francia altri 200 militari da impegnare nella preparazione della base logistica di accoglienza del primo battaglione d?oltralpe... Il comandante dell?Unifil Alain Pellegrini in visita alla base italiana di Jebel Marun, primo avamposto dell?operazione Leonte... Il San Marco torna a Brindisi per imbarcare altri 120 fucilieri di marina per completare il dispiegamento dei primi 1000 uomini del contingente italiano in Libano... E così via.

Ma nessuno - tantomeno le ?inviate di guerra? dei nostri tg, ma questa è un?altra storia - che sottolinei esattamente quel che è accaduto realmente al Libano. Un Paese che ha subito un ferocissimo attacco per rappresaglia motivandolo pretestuosamente con la cattura di... due suoi soldati in un?azione di guerra, una delle migliaia e migliaia che dal 1948 in poi insanguinano quella striscia di terra occupata da un popolo estraneo catapultato nella Palestina per volere dei tre ?grandi? di Jalta, Roosevelt, Churchill e Stalin.

Nessuno che ricordi come Israele abbia per trenta giorni consecutivi bombardato il Libano dal cielo, dal mare e dalla terra, distrutto strade, ponti, acquedotti, centrali del latte, ospedali, centrali elettriche, riserve petrolifere, stazioni radio e televisive.

Nessuno che ricordi il bilancio impressionante in vite umane civili dell?aggressione: più di mille morti tra cui centinaia di bambini, migliaia di feriti e 1milione e mezzo di profughi.

E nessuno che sottolinei come, nonostante il suo enorme e supertecnologico apparato bellico ed il dispiegamento sul campo di oltre 30mila uomini supportati da carri armati, bombardieri, navi da guerra e satelliti, Israele non sia neppure riuscita ad avere la meglio di qualche migliaio di guerriglieri e a disarmarli. Così che diventa sempre più concreto il dubbio di un?azione di guerra attivata fuori-logica, perché da tempo coordinata da Tel Aviv con gli Usa a corollario dell?annunciata - ma non certo avvenuta - ?normalizzazione? dell?Iraq.
Tantopiù nessuno che sottolinei l?aspetto di tragica farsa iniziato con la risoluzione 1701 dell?Onu. Che, come affermato dal ministro libanese della Difesa Elias Murr ?favorisce esclusivamente gli interessi di Israele?. Murr, intervistato dal quotidiano russo Kommersant, ha dichiarato che "in realtà questa risoluzione opprime il Libano, difende gli interessi di Israele.

Israele vede il Libano come un rivale e non vuole che si sviluppi economicamente. Il blocco economico del Libano a cui assistiamo ora è in un certo senso il risultato di questa risoluzione",
Tel Aviv, con un?azione bellica vergognosa, pari a quelle da ?manuale? degli anglo-americani (la distruzione a colpi di bombe di intere città, di intere popolazioni civili durante la seconda guerra mondiale) non ha, infatti, di certo, sconfitto gli Hizbollah. Ma è riuscita però a raggiungere altri obiettivi paralleli: 1) imporre al resto del mondo, e in particolare all?Europa, di ?pagare le spese? della sua aggressione, 2) ottenere un ?esercito cuscinetto? in Libano senza restituire un pollice dei territori arabi occupati nelle sue precedenti guerre d?aggressione (al limite è in quei territori arabi occupati da Israele che sarebbe stato giusto dispiegare una forza di pace... ma questo non è di sicuro il desiderio del governo sionista che, anzi, ha proprio ieri annunciato la costituzione di altri ?insediamenti? coloniali sulle terre rapinate agli arabi), 3) a mettere definitivamente in ginocchio un intero Paese faticosamente riemerso dalle guerre di venticinque e più anni fa.

E? incredibile tale disinformazione globale.

Come è sempre più ridicola - e drammatica - la sindrome di Crimea che obnubila i governanti italiani, ieri quelli di destra, oggi quelli che si dicono di sinistra. Credono di essere tutti dei grandi conti di Cavour. Non si accorgono di essere, invece e soltanto, dei fantocci coloniali, utili servi addetti a fornire ascari e gurkha ai dominatori atlantici.
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Messaggioda Silvio » mer set 06, 2006 20:40 pm

MarcoS, molto interessante.


la fonte ???
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Messaggioda MarcoS » mer set 06, 2006 20:42 pm

http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_editoriale/Tutti_Camerieri.shtml

strano che mi trovi a leggere anche ste cose, vero? 8) :lol:

come in arrampicata: mai cercare appigli e appoggi da una parte sola...
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Messaggioda Silvio » mer set 06, 2006 20:55 pm

MarcoS ha scritto:http://www.rinascita.info/cogit_content/rq_editoriale/Tutti_Camerieri.shtml

strano che mi trovi a leggere anche ste cose, vero? 8) :lol:

come in arrampicata: mai cercare appigli e appoggi da una parte sola...



stranissimo, ma forse, come dici tu, gli appiggli e gli appoggi vanno cercati ovunque.


bravo, bella prova.


:wink:
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Re: missione di pace... o di guerra???

Messaggioda crimp » mer set 06, 2006 21:15 pm

MarcoS ha scritto:
MarcoS ha scritto:non li metterei proprio sullo stesso piano. il paragone mi pare un po' forzato. Invece se Sion ha dietro gli interessi USA e GB (o viceversa) invece va bene? Si perche loro sono i nostri, i cowboy. Gli altri sono gli indiani, ragheads, sand niggers che non si comportano come noi, e coi quali abbiamo i conti aperti da un migliaio di anni...


Non e' che siccome i "cowboys" sono dei casinari arraffasoldi i "ragheads" diventano immediatamente meglio. Se devo scegliere, e devo, ovviamente mi accosto a chi ha la mia stessa cultura, che NON E" quella islamica. Sorry.


MarcoS ha scritto:eroi per questo magari no, son d'accordo però uno usa le armi di cui dispone. si chiama guerra asimmetrica. Del resto anche Sion ha usato civili innocenti come bersagli. E stendiamo un velo pietoso sui molti US happy triggers...


daccordo sulla guerra asimmetrica, che poi tanto asimmetrica non e' visto che comunque gli hezbollah avevano razzi anticarro ultima generazione forniti da Iran e Siria, Missili antinavi made in China, eccetera...ma una cosa e' un errore di bersaglio, un altra e' l'uso sistematico di case civili per lanciare attachhi e lamentarsi poi se vengono distrutte. No?


MarcoS ha scritto:Beh, anche se per ovvii e svariati motivi cuturali di base trovo difficile comprenderne e accettare diversi tratti dell'islamismo (meglio sarebbe dire DEGLI islamismi, ché sono diversi), penso che per certi versi come religione sia più "sana" del demenziale "cristianesimo" capital-fondamentalista che spopola in molti stati dell'Unione. E che tiene bordone alla attuale follia guerrafondaia del governo.
e islam, guerra al terrorismo e palle varie sono solo fumo e specchi. questa è una guerra per il controllo di aree strategiche e fonti energetiche.


Guarda io sono ateo, ma dichiarare l'Islam una religione "sana" e' sintomo di pazzia totale. O di miopia...mirata ;) Non vedo nessuna differenza tra i fondamentalisti del mid west e quelli islamici, personlamente li considero egualmente idioti, quelli di qui pero' non si fanno saltare in aria dentro i bus o gli aerei pero',il che un po di differenza la fa'.
E" una guerra strategica per noi, assolutamente si, ideologica per loro, visto che , coglioni, nono si accontentano neanche di avere il petrolio al triplo di quanto stava prima al barile, ma continuano a predicare la conversione all'islam dell'occidente...
Si come no' Aspetta e spera.
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Messaggioda MarcoS » mer set 06, 2006 21:38 pm

non dico che sono " meglio" i ragheads. dico che, in questo caso, hanno ragione loro.
E se, pur appartenendo "all'occidente" non mi riconosco nè in quelli che eufemisticamente definisci "casinari arraffasoldi" (non di rado altrui) nè, per ovvie ragioni di imprinting culturale, negli altri?

sugli armamaenti: certo hanno avuto un bel supporto tecnologico (che ha creato dei bei casini a Sion e di riflesso ai loro fornitori oltreoceano) però è innegabile che il rapporto di forze fosse decisamente favore dello Tsahal. E questo, da un punto di vista tattico, in qualche modo giustifica l'uso di strutture civili come base per lanciare attacchi. Ritengo sempre e comunqe ingiustificato invece e l'uso (poi negato, sic) di cluster bomb su civili e sulla distruzione sistematica di strutture civili anche al di fuori delle zone di combattimento.

Ovviamente essendo "ateo" (io invece ritengo di bestemmiare con cognizione di causa) non puoi aver compreso quanto intendevo con religione "sana". So che è può apparire un po' paradossale ma faccio fatica ad appassionarmi ad un "credo" che mette denaro e futilità sempre e comunque avanti alle persone.

Se ora "i coglioni" non si accontentano del triplo per il petrolio e predicano la conversione magari è anche perché per lungo tempo non si è cercato nessun dialogo, limitandosi a prendere quello che si voleva. favorendo indirettamente anche la nascita dei movimenti fondamentalisti che ora tanto rompono. E attraverso il supporto a governi corrotti che facessero i NOSTRI affari e attraverso l'imposizione in qualche modo forzosa di modelli culturali alieni.
Si, è una guerra strategica, (e vedremo che accadrà con russia, il maggior produttore di petrolio ora, la cina e l'india) ma la ragione non è dalla nostra parte.


and now dude: let's go! enlist in the US Marines Corp to fight the terrorism and to protect the western civilization!
:P
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Messaggioda dags1972 » mer set 20, 2006 10:45 am

Simone76 ha scritto:
davi ha scritto:
Simone76 ha scritto:Io dico sol che dovevamo venir via subito dall'Iraq e invece siamo andati subito in Libano. :(

Coerenza politica. :?


con la differenza però dell'ONU.


Per come la vedo io l'ONU non fa ASSOLUTAMENTE nessuna differenza.


alcune interessanti analisi...soprattutto per chi vede in questa ONU la panacea a tutti i mali

LUNGO ...premessa in seguito a questo articolo sul corriere

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Este ... nese.shtml

Missioni a guida Onu? Sono state un disastro»
Il generale Castagnetti: bloccate da una burocrazia elefantiaca «L’Italia invierà tremila uomini. La Garibaldi pronta a partire»

ROMA — «Una missione sotto il comando dell'Onu crea un sacco di guai. Glielo dirò chiaramente al ministro della Difesa». Il generale Fabrizio Castagnetti, originario della provincia di Piacenza, è un ufficiale dai modi garbati al quale tocca in questo momento un compito abbastanza arduo. Essendo il responsabile delle missioni estere, deve preparare la spedizione in Libano. «Il piano è quasi pronto. Uomini, mezzi, equipaggiamenti. Non è questo il problema. Le mie perplessità riguardano il funzionamento dei vertici della forza di pace».
Non le piace mandare i nostri militari sotto il comando delle Nazioni Unite?
«Se dobbiamo trarre degli insegnamenti dalle esperienze del passato, allora bisogna ammettere in tutta onestà che le operazioni comandate dall'Onu si sono rivelate un fallimento, in alcuni casi un disastro totale».
Per quale ragione?
«Perché il comandante ha le mani legate. Non può prendere decisioni senza consultare il Palazzo di Vetro, a New York. Ma le sue invocazioni di ottenere delle direttive chiare si infrangono contro la burocrazia elefantiaca delle Nazioni Unite. Nessuno si prende la responsabilità di trasmettere un ordine. Invece il comandante ha quasi sempre bisogno di ricevere input chiari e rapidi altrimenti non sa cosa fare».
Lei accennava a esempi del passato.
«Certo. Prendiamo il caso della Somalia, ed abbiamo davanti il disastro che ne è venuto fuori sotto il comando Onu. Stessa storia nei Balcani. Alcuni comandanti sono sprofondati nella disperazione più nera perché non riuscivano a ottenere uno straccio di direttiva dall' Onu. Abbandonati. In Ruanda l'ufficiale che guidava la missione si mise a piangere perché all'Onu nessuno gli dava ascolto mentre la gente si massacrava».
Quale soluzione suggerisce?
«L'ideale sarebbe che l'Onu affidasse un mandato, dicesse alla coalizione quali obiettivi bisogna raggiungere.Mauna volta stabiliti i compiti, il comando delle operazioni dovrebbe essere lasciato alla coalizione stessa. Invece l'Onu vuole mantenere il comando e questo genera un mucchio di problemi. Adesso avrò un incontro con il ministro della Difesa Parisi per mettere a punto il progetto Libano e glielo dirò. Gli spiegherò le difficoltà di agire sotto la guida Onu. Approfitterò della sua cortesia per fargli capire, visto che lui stesso chiede, si interessa, e riconosce che nella classe politica manca un'adeguata cultura della sicurezza e della difesa ».
La risoluzione 1701 come le sembra?
«E' frutto di un compromesso che mette nei guai le forze armate. Ero consapevole che serviva un compromesso per rendere la decisione accettabile a entrambi i contendenti. Però così è stato prodotto un capolavoro di ambiguità. Per esempio, il paragrafo 11 dice che la forza internazionale deve aiutare il Libano a disarmare le milizie hezbollah. Benissimo. Peccato che al paragrafo successivo, il numero 12, si legge esattamente l'opposto. Che facciamo?».
Come l'hanno presa negli altri Paesi?
«C'è molta cautela. Io sento alcuni colleghi stranieri, sono tutti abbastanza preoccupati. C’è il rischio di trovarsi in mezzo a due fuochi».
Non a caso il presidente Chirac vuole vederci chiaro prima di inviare un contingente.
«Alla fine i francesi ci saranno. Però cominciano a dire: invece di una missione Onu era meglio che mettevamo insieme un gruppo di nazioni desiderose di riportare la pace in Libano, formavamo una coalition of willings, una coalizione di volenterosi e tenevamo fuori l'Onu. Sì, sarebbe stato preferibile, ma il Libano non avrebbe accettato ».
Adesso lei ha l’incombenza di formare il contingente italiano.
«Siamo quasi pronti. Prevediamo che la forza italiana a regime si avvicinerà ai 3 mila uomini, non di più».
Che tempi prevede per la partenza?
«La prima a muoversi sarà la Marina. Nel giro di pochi giorni potrebbe partire la portaerei Garibaldi che avrebbe la funzione di nave comando. Poi toccherà a una brigata: io ho dato delle indicazioni, ma lascio al capo di stato maggiore della Difesa la scelta di quale brigata mandare».
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Messaggioda dags1972 » mer set 20, 2006 10:48 am

Castagnetti ottiene questo

(da paginedidifesa)

Unifil-2, il siluramento del generale Castagnetti
Franco Apicella, 18 settembre 2006



Il generale Castagnetti, fino a qualche giorno fa indicato come responsabile della cellula strategica per la direzione delle operazioni di Unifil in seno al dipartimento delle peace-keeping operations dell’Onu, è risultato sgradito al segretario generale delle Nazioni Unite. Le dichiarazioni che aveva rilasciato al Corriere della Sera lo scorso 15 agosto, di cui peraltro il governo italiano era a conoscenza prima di indicare il suo nome, hanno evidentemente infastidito Kofi Annan. Il ministro della Difesa Parisi, alla notizia della decisione del segretario generale, ha subito espresso “grande soddisfazione” per la scelta in quello stesso incarico del generale Ridinò.

Ovviamente la spiegazione ufficiale è che all’Onu è stata presentata una rosa di tre nomi di ufficiali italiani sulla quale poi Annan ha espresso la propria preferenza. Qualche settimana fa tuttavia sembrava che le cose stessero diversamente e che la candidatura del generale Castagnetti per quell’incarico nuovo e tutto da inventare fosse un successo della politica estera italiana. Inutile e sbagliato sarebbe meravigliarsi di quanto accade nei palazzi della politica. Ma nel mondo militare le cose funzionano in un altro modo.

Forse è il momento di tacere. Una lezione in questo senso l’ha data il generale Shinseki, capo di stato maggiore dell’esercito Usa. Silurato dal segretario alla Difesa Rumsfeld perché contrario alla guerra “leggera e tecnologica” per rovesciare Saddam, si ritirò in silenzio e non si associò alla campagna contro Rumsfeld che alcuni generali dell’esercito avevano intentato nei mesi scorsi, per motivi peraltro non del tutto disinteressati.

Chi osserva dall’esterno non può tuttavia reprimere un senso di disagio. In una missione fortemente voluta dall’esecutivo, nonostante le ristrettezze di bilancio e le carenze accumulatesi con impegni gravosi in diversi teatri operativi che ormai durano da anni, c’era la possibilità di consolidare ulteriormente il prestigio delle Forze armate italiane. Se ora si accetta, anzi ci si compiace, che altri decidano quali siano i nostri rappresentanti più qualificati, evidentemente il ruolo dell’Italia è ancora subalterno.

Né la Nato né altre organizzazioni hanno in altre occasioni eccepito sulle nomine di generali italiani in incarichi di vertice. Solo per citare i casi più recenti, non c’è stata alcuna preclusione sulla designazione del generale Del Vecchio al comando di Isaf in Afghanistan, del generale Valotto per Kfor in Kosovo o del generale Chiarini per Althea in Bosnia. E in questi casi si parla di Nato e Ue, dove le candidature sono soggette a screening non certo compiacenti.

Toccherà come al solito agli uomini sul campo – comandanti e gregari – far capire che le nostre Forze armate non hanno alcun credito da guadagnare ma solo efficienza da dimostrare. Intanto la politica farà la sua strada e l’informazione troverà il modo di giustificare il motivo per cui il generale Castagnetti è stato di fatto silurato.

Resta solo da vedere come l’Onu gestirà questa operazione e quale sarà il ruolo effettivo che svolgerà la Francia. Occorre ricordare che, oltre al comando della missione Unifil col generale Pellegrini, la Francia ha una longa manus anche sul dipartimento delle peace-keeping operations attraverso il suo responsabile Jean-Marie Guéhenno. A febbraio, in concomitanza con l’avvicendamento del generale Pellegrini, anche la cellula strategica che oggi è stata affidata al generale Ridinò passerà in mani francesi.
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Messaggioda dags1972 » mer set 20, 2006 10:49 am

ed ecco l'analisi di Mini

(sempre da pagine di difesa)

Non è stato silurato il generale Castagnetti, ma l’Italia
Fabio Mini, 20 settembre 2006



Nella questione di Castagnetti c’è qualcosa di più del cosiddetto ‘siluramento’. Ed è perfino lecito chiedersi chi e che cosa sia stato veramente silurato. Sull’onda delle rimostranze di Kofi Annan per l’intervista rilasciata dal generale Castagnetti al Corriere della Sera la nostra Difesa si è affrettata a ‘proporre’ altri candidati. La designazione ufficiale di Castagnetti alla guida della cellulla strategica ‘presso l’Onu’ (non ‘dell’Onu’) era stata annunciata parecchi giorni dopo l’intervista ed era apparsa come la conferma che il ministro Parisi, oltre alla competenza, riteneva che la chiarezza d’idee e la franchezza fossero doti necessarie al delicato incarico.

Evidentemente il ministro non si rendeva conto che queste doti non sono apprezzate all’Onu dove le critiche non servono a far riflettere ma a scatenare risentimenti. Lo dovevano però sapere i suoi consiglieri, a partire dal capo di stato maggiore della Difesa, i quali avevano due alternative: suggerire al ministro di non candidare Castagnetti o candidarlo ugualmente e difenderlo fino alla morte. Era evidente che una terza alternativa, quella di candidarlo e poi soccombere, sarebbe stata un disastro non solo e non tanto per Castagnetti, quanto per il governo e per l’Italia.

Come sempre accade, la ‘cattedra’ ha scelto l’opzione più infelice: quella da scartare. Ma non si è accontentata di questo: l’ha ‘migliorata’ inventandosi la storia delle ‘procedure’ delle designazioni che solo Kofi Annan può fare. Si è perciò aggiunto un ulteriore scorno: ufficialmente Castagnetti non è stato ‘silurato’ da Annan, che viste le circostanze potrebbe essere un titolo di merito, ma lo si è fatto ‘perdere’ nella competizione con due altri colleghi. Per giunta, il ministro Parisi e i suoi consiglieri si sono dichiarati “molto soddisfatti” della scelta di Kofi Annan.

Nel più meschino gioco del fair play diplomatico e politico non c’è stato un accenno di resistenza e non c’è stata neppure una posizione ufficiale salvo quella della ‘soddisfazione’. Per uscire con onore dall’impasse auto-provocato sarebbe bastata una precisazione di questo genere: “Il governo prende atto della preclusione personale (perché solo di questo si tratta e non di competenze professionali) del segretario generale nei riguardi del generale designato e ne ritira la candidatura. Il governo rinnova al generale Castagnetti la sua piena fiducia e gli chiede scusa per l’imbarazzo nel quale lo ha inopinatamente posto”.

Ma la exit strategy non è mai stata il punto forte della nostra Difesa così come la gestione delle conseguenze è una scienza sconosciuta in via XX Settembre. Tuttavia il veto di Annan non è una semplice preclusione nei riguardi di un candidato, ma è una deliberata insolenza dell’Onu, del Dpko e di Kofi Annan nei confronti dei massimi dirigenti politici e militari italiani. Castagnetti non era ‘un candidato’ e meno che mai avrebbe dovuto passare per ‘uno dei candidati’. Non si spende il vertice del comando interforze in un momento in cui sono da gestire nuove fasi operative in Afghanistan, il ritiro dall’Iraq e lo spiegamento in Libano soltanto per fare i giochetti diplomatici. Castagnetti era ‘destinato’ a quella posizione e ad essa era stato ‘comandato’.

Se le parole hanno un senso, bisogna concludere che oltre alla carenza di strategia e di scienza in via XX Settembre c’è anche mancanza di arte: quella del comando. Non si sa quale napoleone si sia inventato che la cellula strategica doveva far parte dell’Onu e dipendere dal Dpko. Castagnetti doveva esercitare la supervisione strategica per conto di nazioni sovrane che si erano assunte l’onere di guidare un’operazione che altrimenti non sarebbe mai partita. Tale supervisione non rientra nella capacità dell’Onu. L’organo di comando e controllo militare previsto dalla Carta delle Nazioni Unite non è mai stato costituito. Per missioni complesse c’è sempre qualcuno che esercita tale funzione e non è mai l’Onu, ma l’Ue, la Nato, la Coalizione o la Nazione guida.

Quando questo anello è mancato sono successi dei disastri. Unifil 2 non è la continuazione di Unifil 1, ma un’operazione diversa con mandato e regole diverse, ma soprattutto con uno scopo diverso. E’ evidente che non si tratta di gestire degli osservatori militari e civili quasi disarmati, ma una forza d’interposizione tra parti che non hanno mai cessato le ostilità. Pensare che la cellula potesse inserirsi nel Dpko anche come semplice osservatore e che la gestione politico-strategica dell’interposizione fosse condotta da chi negli ultimi 28 anni ha gestito Unifil 1 a suon di fallimenti era esattamente il rischio da evitare.

Italia e Francia si sono dovute assumere anche questo onere ed è loro prerogativa scegliere chi assegnare. Certo, la formula della cellula è una cosa inedita, ma la procedura per la sua costituzione non può ridursi alla solita liturgia delle candidature, delle interviste, degli esamini e dei gradimenti personali che valgono per i funzionari interni e per gli uscieri. Il ministro Parisi forse questo non lo sapeva, ma il suo ministero sì. E lo sapeva bene l’Onu che ha approfittato dell’Italia (cosa sarebbe successo se il turno fosse toccato alla Francia?) per sancire una volta di più che il suo apparato burocratico si ritiene uno strumento di gestione del potere piuttosto che l’apparato di servizio della comunità internazionale.

Di fronte a tale atteggiamento, il fair play è fuori luogo: bisogna rendersi conto che non è stato silurato Castagnetti, ma il nostro Paese ed è paradossale che alla nostra Difesa non si sia trovato di meglio che ‘esprimere soddisfazione’. Ma c’è di più: l’operazione in Libano ha un rischio in più. Non perchè cambia un generale a New York, ma perchè la linea di comando adottata e il comportamento assunto da New York e da Roma incidono negativamente anche sul lavoro del nuovo supervisore. Al posto del generale Castagnetti andrà il generale Ridinò: nulla da dire sulla sua capacità professionale. Ma Ridinò ora sa che non può parlare chiaro, che non può far valere la sua opinione, che dovrà fare esattamente ciò che dice il Dpko, che non si può permettere di riferire direttamente a Roma o Parigi, che non potrà dialogare liberamente con il comandante sul campo e che non potrà fidarsi di nessuno dei suoi interlocutori.

Egli sa che in ogni momento potrà essere rispedito a casa e sa anche che nessuno lo difenderà. Anzi, esprimerà ‘soddisfazione’. Con queste premesse, l’operazione subisce un grave colpo proprio al livello che era più necessario che fosse attivato e ‘attivo’. A Castagnetti esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Visto che il ministro non lo ha fatto lo facciamo noi: gli chiediamo scusa, certi d’interpretare i sentimenti di stima di tutti i colleghi. A Ridinò più che mai, con amicizia, auguriamo ‘in bocca al lupo’.
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Messaggioda MarcoS » mer set 20, 2006 11:06 am

bello. bell'esempio di un paese di servi. di chiunque.
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Messaggioda dags1972 » mer set 20, 2006 11:07 am

MarcoS ha scritto:bello. bell'esempio di un paese di servi. di chiunque.


quasi da quotare in toto
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