

Questa volta vi propongo una piccola storia d'amore tra una donna e la sua terra...
Maria è una donna straordinaria. Forse solo una terra come questa poteva regalarla al mondo. Ha dedicato la sua vita all?arte, ma l?arte e la vita l?hanno strappata dalla ?sua? Sardegna, portandola nella capitale e all?estero, prima allieva di importanti scultori, poi maestra d?arte e di saggezza. Ma qui periodicamente ritorna, ogni volta per realizzare qualcosa di meravigliosamente incomprensibile, incurante dell?ironia e delle perplessità dei paesani più scettici. Anzi, le sue opere non sono così incomprensibili, sono in fondo popolari, dato che mirano a risvegliare le coscienze e la sensibilità di quanti vivono nell?oscurità. Per definizione, dunque, non debbono essere inaccessibili. Per Maria l?arte è luce, una luce che ci guida, prendendoci per mano, sin fuori dalla grotta dove ci siamo rifugiati per sfuggire alla complessità del mondo. Nel 1981, ad esempio, l?amministrazione comunale le commissionò la realizzazione di un monumento ai caduti. In quell?occasione Maria spiazzò tutti, rifiutando la commessa. Il sindaco e gli assessori ci misero due anni prima di riprendersi e tentare di capirne le ragioni, ma infine le diedero carta bianca, purchè realizzasse un qualcosa che assicurasse Ulassai alla storia. Maria allora si inventò una performance artistica che non aveva precedenti, destinata a durare materialmente solo lo spazio di un evento, ma a vivere per sempre nel ricordo di chi l?aveva vissuta. Insomma l?esatto contrario del monumento che le era stato chiesto. Scelse un simbolo ricavato da un?antica leggenda, un nastro celeste, e con esso legò l?una all?altra tutte le case del paese. Poi legò le case alla montagna che le sovrastava, rendendo visibile ciò che fino ad allora poteva solo essere percepito. Anzi, fece arrampicare alcuni scalatori venuti da Cagliari sulla montagna, e chiese loro di tendere il nastro tra le pareti e le case come il filo di un gigantesco aquilone. Maria ruppe, con un semplice nastro, il muro di diffidenza che i secoli avevano creato tra una famiglia e l?altra, riunì l?uomo con la roccia, la montagna, fermando le lancette dell?orologio del tempo, anche se solo per un giorno.
Oggi, a Ulassai, i nastri celesti di Maria non sono più visibili, ma questo era prevedibile fin dall?inizio. Vivono nella memoria della gente, ed in qualche fotografia pubblicata nei libri d?arte, o esposta nel museo che l?amministrazione le ha dedicato nei locali della vecchia stazione ferroviaria abbandonata. Le tracce di Maria sono parte del paesaggio di Ulassai e sono dovunque, per chi ha occhi e cuore per saperle aprrezzare.
Maurizio