«Η Ελπίδα έρχεται»

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«Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » dom gen 25, 2015 19:58 pm

Pare che sia andata bene

(Toccando ferro, ça va sans dire...)

Maggioritari saluti
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda PIEDENERO » dom gen 25, 2015 20:32 pm

Sicuramente è in atto una svolta ma non mi farei troppe illusioni:





".......E’ evidente che di fronte a una tale involuzione del quadro istituzionale e politico europeo il problema non è quello di mettersi a cercare il pelo nell’uovo nel programma di Syriza – proporre versioni più radicali e giocare al “più uno” è facile quanto inutile – ma porsi una domanda fondamentale. Attraverso quali passi, quali meccanismi un eventuale governo delle sinistre in Grecia, o in qualunque altro paese, intende rompere una gabbia che altrimenti non si potrà che subire, sprecando un’opportunità storica e forse irripetibile come quella di una grande affermazione elettorale? Certamente c’è in gioco il rapporto tra governo e potere, che non sono la stessa cosa. Se non punterà sul conflitto e sull’organizzazione dei settori sociali colpiti frontalmente dalla gestione autoritaria della crisi, da sviluppare in maniera contemporanea e complementare all’azione di governo, un qualsiasi esecutivo di sinistra si ritroverà senza grandi strumenti a contrastare le provocazioni continue dei mercati e delle oligarchie interne ed internazionali. Se il gioco dovesse farsi troppo duro e lo scontro uscire dai livelli consensiti all'interno dell’Ue, non è azzardato pensare che dentro Syriza i settori più moderati – che non mancano, provenienti dal Pasok o anche dal Synaspismos – comincerebbero a scalpitare e potrebbero condizionare non poco una eventuale azione di governo radicalmente riformatrice, fino ad arrivare alla rottura.
Il tradimento di fatto, nonostante la buona volontà, delle enormi aspettative che i settori più colpiti del popolo greco ripongono attualmente in Syriza potrebbe avere conseguenze tragiche.
Il fallimento di un governo dichiaratamente di sinistra in un contesto di crisi sociale ed economica grave come quello greco potrebbe costituire la base, un’occasione d’oro per l’affermazione, in reazione, delle forze più reazionarie ed estremiste che in quel paese hanno dimostrato di avere base di massa, consistenti appoggi istituzionali e metodi spregiudicati.
E’ evidente che una lettura semplicistica, da tifosi, della sfida greca non può che essere limitativa e irrealistica. Il giudizio positivo su un’eventuale vittoria di Syriza, sul suo programma di emergenza anti-austerity e sulla valenza simbolica che l’affermazione di una sinistra radicale avrebbe in tutto il continente, non deve impedirci di interrogarci sul quadro più complessivo rifuggendo da ogni concezione taumaturgica di una possibile vittoria di Syriza.
La domanda a cui dovremmo rispondere è: basterà il riformismo radicale di Tsipras a far uscire la Grecia dal tunnel senza puntare ed attrezzarsi a “rompere la gabbia” dell’architettura economica e politico dell’Unione Europea? E’ in fin dei conti pensabile che le riforme che Syriza intende attuare siano possibili e fattibili in un quadro di forte limitazione della sovranità nazionale e popolare, senza mettere in discussione e violare trattati, patti, compatibilità?
In Syriza esistono correnti e sensibilità politiche assai divergenti su molte questioni, il partito non è quel blocco monolitico che una certa versione mitologica diffusa sul fenomeno dai media soprattutto italiani lascerebbe intendere. Su questioni come l’Unione Europea, l’Euro, i trattati all’interno di Syriza ci sono giudizi spesso assai distinti.
Ma allo stato le dichiarazioni di Tsipras e dei suoi economisti chiariscono che il gruppo dirigente del partito non mira ad alcuna rottura, ad alcuna frattura rispetto all’Unione Europea e ai suoi meccanismi coercitivi – la gabbia appunto – puntando invece su una trattativa con le istituzioni economiche comunitarie e il governo tedesco. Una trattativa che dovrebbe condurre ad un allentamento dei vincoli europei permettendo così una rinegoziazione del debito, un allungamento dei tempi di pagamento, e forse addirittura la cancellazione di una parte del dovuto indebitamente conteggiata. Una soluzione che però dà per scontato che le controparti – Ue, Fmi, banche, investitori, creditori – siano disponibili a concedere qualcosa, facendo scattare così un effetto domino sugli altri paesi sottoposti alla dittatura della troika che invece a quanto pare le classi dirigenti europee considerano una iattura. Ed anche ammesso che Germania e Ue siano disponibili a concedere qualcosa – tutti sanno, in fondo, che la Grecia non potrà mai restituire un debito arrivato al 180% del Pil in un paese spremuto come un limone –non è detto che l’aggravamento della crisi sistemica e della competizione globale con altri poli imperialisti o potenze concorrenti renda applicabili cambiamenti che pure leader politici o economici soggettivamente potrebbero ritenere tollerabili.
Se la trattativa con l’establishment dovesse fallire o portare a risultati puramente simbolici, di facciata, lasciando intatte le terribili condizioni in cui il popolo greco è stato costretto a vivere in questi anni, cosa è disposta a fare Syriza? Qual è, per banalizzare, il Piano B che questa forza politica propone ai suoi militanti, alla sua base elettorale, alla società greca nel suo complesso?
E’ difficile allo stato avere al riguardo risposte univoche e certezze, occorrerà seguire con attenzione l’evoluzione del quadro greco ma soprattutto di quello continentale e mondiale, per cercare di anticipare le tendenze fuori da ogni sterile atteggiamento da tifoseria.
Certamente, non possiamo non notare alcuni fatti: dalle elezioni del 2012 Syriza ha messo mano al suo programma, al suo messaggio e alla sua identità politica imprimendo una sferzata moderata tanto più forte quanto più la prospettiva di una vittoria elettorale si faceva concreta. Tsipras e i suoi hanno fatto di tutto per rassicurare i poteri forti e l’establishment, accreditandosi insistentemente presso i mercati, gli imprenditori, i governi, la Chiesa Ortodossa e il Vaticano, come una forza responsabile e quindi da non temere al di là delle diverse valutazioni sulla questione dell’austerity. Assai esplicito un passaggio di una intervista ad Alexis Tsipras all’Huffington Post quando il leader della sinistra greca affermò che “Syriza non viene più considerata un grave pericolo, come nel 2012, bensì come uno stimolo al cambiamento”.
Ancora più espliciti alcuni passaggi di una intervista molto più recente in cui il segretario di Syriza, interrogato dal Messaggero, afferma a proposito di Matteo Renzi: “Non lo conosco personalmente ma i nostri staff hanno preso contatti e la nostra sintonia è naturale. Va cambiato verso all’Europa, perché l’austerità sta strangolando tutti”. E poi ancora: “lo conoscerò molto presto e avremo tanto di cui parlare. La pensiamo alla stessa maniera sulla necessità dello sviluppo e sull’uscita da questo rigore alla tedesca che sta danneggiando tutti i cittadini europei”. E poi: “L’atteggiamento del presidente della Bce, Mario Draghi, sugli aiuti ai Paesi europei è un segnale importante che ci fa sperare per il dopo. Perché avremo risorse per ben amministrare la Grecia“......"

E poi i tanto decantato QE di Draghi pare favorisca la Germania e poco o pochissimo i paesi più deboli.
Tacchino rassegnati, in Italia la sx si è fottuta con le proprie mani. Ma poi, è mai esistita?
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda yo » dom gen 25, 2015 22:13 pm

( http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01 ... o/1367524/ )




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Il coraggio di cambiare. Altro che cercare sempre il centro del centro del centro del centro della mediocrità'.. Auguri Grecia
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda PIEDENERO » dom gen 25, 2015 22:23 pm

Ma tu, ricordo male, alle europee non hai votato Renzi?
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda yo » dom gen 25, 2015 22:31 pm

Ho votato Soru.
Se qualcosa si può fare di certo la farà, non è come la candidata 5S :mrgreen:
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda PIEDENERO » dom gen 25, 2015 22:40 pm

yo ha scritto:Ho votato Soru.
Se qualcosa si può fare di certo la farà, non è come la candidata 5S :mrgreen:

Forse non ti sono ben chiare le posizioni de PD nei confronti dell'euro.
Fino ad ora stanno continuando sulla strada di Monti.
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda yo » dom gen 25, 2015 22:49 pm

PIEDENERO ha scritto:
yo ha scritto:Ho votato Soru.
Se qualcosa si può fare di certo la farà, non è come la candidata 5S :mrgreen:

Forse non ti sono ben chiare le posizioni de PD nei confronti dell'euro.
Fino ad ora stanno continuando sulla strada di Monti.


Forse non sono chiare a te le posizioni del PD
sono quelle di Prodi, lo ha anche ribadito Renzi

dai ma adesso vuoi arrivare a cosa? che i 5S (e intendo Grillo) sono paragonabili a Tsipras della Grecia?

qui sotto: una bella intervista al nostro mancato Presidente della Repubblica

http://temi.repubblica.it/micromega-onl ... %E2%80%9D/
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda menestrello » lun gen 26, 2015 8:48 am

Raduno urgente a kalymnos a far festa!!!
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » lun gen 26, 2015 12:55 pm

menestrello ha scritto:Raduno urgente a kalymnos a far festa!!!


=D> 8) :D tutti a simplegades!

Soleggiati saluti
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » lun gen 26, 2015 12:57 pm

Comunque, come mi scrive il mio amico Franz,

Τώρα αρχίζουν τα δύσκολα

Impegnativi saluti
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda coniglio » lun gen 26, 2015 19:38 pm

TSIPRAS :mrgreen:

Renzi presenta un forte dualismo, è come se si trattasse, quasi, potremmo dire, di una personalità scissa». A parlare è Alexis Tsipras, leader di Syriza, il partito della sinistra greca che i sondaggi ancora oggi, a pochi giorni dalle elezioni, indicano come vincitore e primo partito del paese.

«Per metà, in Europa, il suo profilo deve essere quello di un leader che rivendica una prospettiva diversa da quella dell’austerità e del patto di stabilità, visto che stanno strozzando anche l’Italia», sono le parole di Tsipras, su Matteo Renzi, raccolte nel libro di Teodoro Andreadis Synghellakis, "Alexis Tsipras, la mia Sinistra" (edizioni Bordeaux), in libreria da martedì, con la prefazione di Stefano Rodotà: «L’altra metà del profilo, tuttavia, è quello di un politico che avanza come un’asfaltatrice, allo scopo di imporre le riforme neoliberiste all’interno del paese, nella riorganizzazione produttiva e la liberalizzazione dell’economia, misure dalle quali, ovviamente, può trarre giovamento solo l’elite con le lobby economiche».

Il giudizio quindi è severo, al netto di alcune aperture diplomatiche. Se da una parte Tsipras cerca di scrollarsi di dosso la nomea di nemico pubblico numero uno dell’Europa unita, dall’altra ha ben chiaro cosa dovrebbe fare, e non fa, il premier italiano, tra semestre europeo e rapporto con Angela Merkel.

Alexis Tsipras, soprattutto, non condivide l’idea che Matteo Renzi abbia cambiato il vocabolario dell’Europa, come invece rivendica palazzo Chigi. «Temo che al punto in cui sono arrivate le cose» dice il leader di Syriza, «non è possibile vincere concedendo all’avversario di mantenere inalterata la base, i punti forti delle sue richieste». «Non dobbiamo scordarci» continua, «che l’avversario è molto aggressivo: quando gli concedi una mano, ti taglia tutto il braccio». Non bastano dunque i buoni propositi, i bei discorsi del premier: «Credo che in questo momento l’Europa abbia bisogno di uno scontro frontale. So bene che il cammino del continente europeo è fatto di un continuo alternarsi di scontri e compromessi. Per arrivare, però, ad un compromesso minimamente accettabile, oggi devi partire da uno scontro, dal momento che viviamo in un periodo in cui la riorganizzazione di tutta la realtà, specie nei paesi del Sud Europa, è davvero radicale».

L’austerity, insomma, non si interrompe solo a parole: «Vedo come estremamente negativo» dice Tsipras, «il fatto che mentre Renzi capisce che con questa Europa non si può andare lontano, sembra flirtare con l’idea di adottare l’agenda pesante del neoliberismo, chiedendo in cambio delle facilitazioni per il risanamento dell’economia. Mi auguro di sbagliare e che possa giungere a dei risultati concreti». Il giudizio di Tsipras è lo stesso di Stefano Fassina, dissidente democratico: «Nel semestre europeo di presidenza italiana» ha notato già l’ex viceministro, «Renzi non ha aperto alcun discorso di verità sull’Eurozona. Vediamo se ci riesce la Grecia con Tsipras».

Tsipras però fa un passo in più e dà un giudizio pesante sulle riforme del governo del leader del Pd: «Credo che nelle riforme di Renzi si trovino i punti cardine delle idee, delle fissazioni neoliberiste che ci hanno fatto arrivare alla crisi di questi anni», è l’analisi, «sentiamo parlare di queste cosiddette riforme ormai da un decennio, dal periodo del Libro Bianco e da quando in nome della competitività gli approcci neoliberisti ci dicevano di ridurre il costo del lavoro. La crisi è vista come l’occasione per poter mettere in pratica tutti questi progetti». Parla per esperienza diretta, Tsipras: «In Grecia, per esempio, questi cambiamenti sono stati incoraggiati e portati avanti, prima che li imponesse la Troika, dalla lobby imprenditoriale ed economica del paese, quella che potremmo indicare come “elite”. La situazione italiana appare abbastanza complessa: la lobby economica sostiene Renzi con le unghie e con i denti perché vuole vedere approvate queste cosiddette riforme».

Per Tsipras, insomma, quella ben sintetizzata dalla riforma dell’articolo 18 contenuta nel jobs act, è una tendenza indipendente dalla crisi: «Si tratta di un discorso a sé stante, indipendente dalla crisi e dall’austerità» precisa, «perché questi soggetti desiderano aumentare il più possibile i loro profitti», peraltro incuranti di cadere in una contraddizione: «Vogliono le riforme» nota Tsipras, «ma non lo strettissimo bustino in cui la signora Merkel vuole ingabbiare l’economia pubblica e le politiche di bilancio. E questo perché tutto ciò significa crescita zero, deflazione e meno ricavi per gli industriali e gli imprenditori».

Ma allora come deve comportarsi con Renzi la sinistra italiana? Tsipras, al netto dell’apertura di rito, sembra averlo deciso: «Temo che la tattica di Renzi» dice ancora nel libro di Teodoro Andreadis Synghellakis, «porti ad una via senza uscita, che non sia in grado di portare a dei risultati importanti». Tsipras segue dunque «con interesse il cammino di Renzi» ma «se sceglierà - e i “messaggi” che ha lanciato sinora fanno pensare che lo abbia già fatto - la strada che lo ingloba nella realtà dominante, la sinistra italiana dovrà compiere il grande passo che porta verso un cambiamento radicale, nell’ambito della realtà politica e sociale del paese. È lo stesso passo che ha compiuto Syriza in Grecia, quando ha avuto di fronte a sé, come Primo Ministro, George Papandreou». In sostanza, tagliare i ponti, magari cercando di recuperare il buono del campo che si sta abbandonando, così come Syriza ha fatto con numerosi dirigenti e amministratori del partito socialista.

E chissà cosa diranno, di questa opzione, i dissidenti della sinistra del Pd, che proprio in queste ore sono volati in Grecia per capire come è possibile che a pochi giorni dalle elezioni la sinistra di Syriza sia ancora indicata dai sondaggi come il primo partito del paese, e per imparare come si fa a rischiare, almeno, di vincere le elezioni. «Movimento sociale e politico crescono insieme» dice Civati, concentrato sulle iniziative di assistenza sociale, mense e ambulatori, messe in piedi dai compagni greci. «Il programma di Syriza non è affatto estremista, anzi è l’unico realista» aggiunge Fassina prima della lezione: «Per chi come noi crede sia possibile un’alternativa alle politiche rigoriste europee sarebbe una bella spinta il successo di Syriza».



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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda Sbob » mer gen 28, 2015 11:42 am

Tsipras si trova una bella gatta da pelare e su di lui pende una responsabilita' politica enorme perche' buona parte della sinistra europea (di popolo, piu' che di potere) guarda a lui come esempio. Il rischio, non indifferente, e' che con lui la Grecia vada definitivamente a fondo, sia per politiche ispirate piu' all'ideologia che alla realta' (e' una possibilta', forse improbabile), sia perche' in tanti sono interessati a punire l'esempio, e far crollare un paese con le pezze al culo e' facile.

Gli auguro di riuscire, per il poco che lo conosco potrebbe ridare vita all'europeismo, mosso meno dalle dinamiche finanziarie e piu' da ideali.
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda il Duca » mer gen 28, 2015 11:54 am

Faccia quello che vuole, basta che ci ridà i soldi che gli abbiamo dato, visto che li pago io con le mie tasse e non vorrei essere io il salvatore della Grecia.
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » mer gen 28, 2015 14:34 pm

il Duca ha scritto:Faccia quello che vuole, basta che ci ridà i soldi che gli abbiamo dato, visto che li pago io con le mie tasse e non vorrei essere io il salvatore della Grecia.


Mah.

Io mi chiedo, per dire, quanti soldi io (come contribuente dell'Unione europea) ho tirato fuori quando bisognava salvare le banche: salvarle, peraltro, da una crisi di cui avevano una grossa responsabilità.

Oppure, mi chiedo anche quanti soldi le multinazionali hanno sottratto alla collettività attraverso "ottimizzazioni fiscali": pagando tipo l'1% su profitti stratosferici quando noi normali paghiamo intorno al 50% (coll'avallo dei vari Juncker di turno).

Ecco, prima di fare l'implacabile creditore nei confronti dei greci "con le pezze al culo" (cit.) io cercherei di recuperare qualcosa, da dove ci sono i soldi veri.

Preferenze personali, Of course.

Salud
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda PIEDENERO » mer gen 28, 2015 20:53 pm

Mah!
Si allea con una formazione di dx
La borsa sta crollando
...... Forse non è un
renzi un po' più simpatico
. Forse fa sul serio.
Comunque per attuare il suo programma deve USCIRE DALL EURO. Altrimenti scompare per sempre
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda Kinobi » mer gen 28, 2015 21:02 pm

Wiskas è come la berlanda. La promette a tutti, ma è intrombabile e tutti rimarranno delusi.
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda Kinobi » mer gen 28, 2015 21:08 pm

il Duca ha scritto:Faccia quello che vuole, basta che ci ridà i soldi che gli abbiamo dato, visto che li pago io con le mie tasse e non vorrei essere io il salvatore della Grecia.



Fai una riflessione.
Prechè NON darli alla Grecia ma invece darli alla Magna Grecia?
=D> =D> =D> =D>
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda espo » gio gen 29, 2015 17:28 pm

il Duca ha scritto:Faccia quello che vuole, basta che ci ridà i soldi che gli abbiamo dato, visto che li pago io con le mie tasse e non vorrei essere io il salvatore della Grecia.


purtroppo non è proprio così. tu hai dato soldi non alla grecia ma alle banche greche che sono per lo + sotto controllo nordico per non farle fallire. ora i contribuenti greci dovrebbero ritornare quei soldi che tu hai dato non a te ma alle banche nordiche sotto varie forme.

alla fine tu paghi cmq uguale. e chi ci guadagna sono le banche che assieme assieme alle grandi società di investimenti manipolano tutto.

era così anche al tempo del re sole, fatti gli opportuni cambiamenti temporali.
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda espo » gio gen 29, 2015 17:34 pm

PIEDENERO ha scritto:Comunque per attuare il suo programma deve USCIRE DALL EURO. Altrimenti scompare per sempre


non direi. se esce dall'euro è come quando togli una carta a un castello. quello che serve è altro.

è lasciare la proprietà dei risparmi ai risparmiatori
togliere la possibilità di speculare sul debito pubblico
avere un europa che sia UNA. stesse tasse stessi salari ecc
impedire l'utilizzo del mercato finanziario in senso ampio come forma di speculazione fine a se stessa.

insomma che riprenda una economia reale.

va beh servirà una guerra forse, dove stiamo andando tra l'altro
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Re: «Η Ελπίδα έρχεται»

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » gio gen 29, 2015 21:22 pm

espo ha scritto:
il Duca ha scritto:Faccia quello che vuole, basta che ci ridà i soldi che gli abbiamo dato, visto che li pago io con le mie tasse e non vorrei essere io il salvatore della Grecia.


purtroppo non è proprio così. tu hai dato soldi non alla grecia ma alle banche greche che sono per lo + sotto controllo nordico per non farle fallire. ora i contribuenti greci dovrebbero ritornare quei soldi che tu hai dato non a te ma alle banche nordiche sotto varie forme.

alla fine tu paghi cmq uguale. e chi ci guadagna sono le banche che assieme assieme alle grandi società di investimenti manipolano tutto.

era così anche al tempo del re sole, fatti gli opportuni cambiamenti temporali.


Non sono un economista ma mi sento di condividere questa analisi.

Creditizi saluti
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