Vie Alpinistiche Corni di Canzo

Arrampicata e alpinismo su roccia in montagna

Vie Alpinistiche Corni di Canzo

Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » mer giu 25, 2014 9:11 am

Salve a tutti,
ho raggruppato tutte le relazioni delle vie alpinistiche dei Corni di Canzo (Lombardia) ripetute nell'ultimo anno da Mattia Ricci e da me, Davide "Birillo" Valsecchi.

http://www.cima-asso.it/2014/06/vie-alpinistiche-corni-di-canzo/

Sono tutte vie storiche tracciate dall'inizio del '900 sulle strapiombanti pareti dei tre Corni.
Molte sono state aperte da personalità famose (Eugenio Fasana, Longoni, Corti, i Fratelli dell'Oro, Tessari, Gandin, ecc) ma sono state via via dimenticate nel tempo.
Noi abbiamo voluto ripeterle e raccoglierne la storia. Sul sito potete trovare schizzi, relazioni e fotografie con cui integrare le guide degli anni '70 e '90.
Lo scopo di questa raccolta è di mantenere viva la tradizione alpinistica di queste montagne ed offrire informazioni ed aiuto a chi verrà dopo di noi.

Sono vie vecchie, poco frequentate ed alcune di esse vantano pochissime ripetizioni, se decidete di affrontarle vi chiedo di essere prudenti ed accorti perchè le difficoltà alpinistiche sono significative, le protezioni sempre da valutare e l'ambiente impegnativo.
Vi consiglio sempre un sopraluogo prima di tentarle. Mi raccomando :wink:

Parete Fasana:
- via Longoni-Corti - 20 Giugno 2014
- via Fasana - 1 Luglio 2013
- via Attilio Piacco: primo tentativo - 24 Luglio 2013
- via Attilio Piacco: secondo tentativo - 6 Settembre 2013
- via Cris - 10 Luglio 2013

Corno Orientale
- via Luigi Paredi - 4 Maggio 2014
- via Stella Alpina - 11 Aprile 201
- via Dell?Oro - 15 Marzo 2014

Corno Centrale
- Torre Desio: via Irma - 16 Aprile 2014
- Torre Desio: Camino Fasana - 23 Giugno 2013
- via Corvara - 16 Aprile 2014
- Spigolo Palfieri - 8 Agosto 2014
- via Paredi-Canali - 27 Settembre 2014

Corno Occidentale
- via Valbrona ?89 - 28 marzo 2014
- via Attenti a quei due (Prima ripetizione invernale) - 21 Dicembre 2013
- via Attenti a quei due (Variante SEM) - 25 Ottobre 2013

Gruppo dei Pilastri
- Via del Camino - 27 Giugno 2013
- Normale al Pilastro Maggiore

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Ultima modifica di Davide_Birillo_Valsecchi il dom set 28, 2014 18:00 pm, modificato 2 volte in totale.
Davide_Birillo_Valsecchi
 
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Messaggioda LM81 » mer giu 25, 2014 11:11 am

Ciao,

che bel lavoro complimenti ! :D

Sono vicino alla zona e lo trovo davvero interessante.

Ma dacci qualche impressione personale in più qui sul forum... ad esempio: quella che ti è piaciuta di più e perché

Grazie

Lorenzo
LM81
 
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » mer giu 25, 2014 14:41 pm

Grazie Lorenzo,
ma attenzione: c?è il rischio diventi logorroico parlando delle nostre montagne :D

I Corni di Canzo hanno avuto una storia alpinistica davvero intensa dagli anni ?30 fino agli anni ?70. Questo perché gli alpinisti locali, spesso in competizione con i grandi gruppi lecchesi, avevano qui la possibilità di cimentarsi su grandi pareti nonostante le ristrettezze economiche ed i mezzi spesso scarsi.

E? molto divertente osservare come i rocamboleschi racconti dei giovanissimi Cassin e Boga sul Medale negli anni ?30 abbiano caratteristiche molto simili a quelli degli altrettanto giovani Darvino e Pierino dell?Oro sul Corno Orientale nel ?34.

Tuttavia i Corni di Canzo non sono mai diventati dei ?classici? o ?di moda?, questo perché hanno una quota non particolarmente elevata ma anche perché hanno caratteristiche a volte ostiche: la roccia ha infatti è sfuggente e spesso alterna placche intense e tetti spioventi a tratti fragili e terribilmente delicati. Oltre a questo l?esposizione ai venti del lago e l?orientamento rendono le pareti quasi sempre in ombra e decisamente fredde.

Nel tempo gli alpinisti locali hanno sempre cercato di rispettare le difficoltà affrontate da chi li ha preceduti e per questo le soste di alcune vie sono ancora su vecchi chiodi (In alcuni casi si trovano ancora i vecchi cunei di legno). Le protezioni sono spesso fittoni, vecchi chiodi ad anello e in alcuni passaggi obbligati anche con i chiodi a pressione (stile via del compressore). Proteggere la progressione è ciò che richiede il maggior impegno, quello conferisce ad ogni salita il sapore e la tensione di un?esplorazione.

Io ho avuto la fortuna di trovare in Mattia un compagno straordinario per quest?avventura. Pressochè coetanei siamo entrambi del Cai Asso, uno dei paesi ai piedi dei Corni. Nello specifico Mattia ha una solida esperienza nell?ambito dell?esplorazione speleo e questo ha caratterizzato molto il modo, l?attenzione e l?atteggiamento con cui abbiamo lavorato durante la progressione.

Abbiamo lavorato molto per proteggere utilizzano sempre friend, nat e chiodi. Solo sulla Luigi Paredi abbiamo utilizzato uno spit per rinforzare una sosta.

Per questo motivo ogni salita diventa una piccola battaglia da conquistare con pazienza. Consapevoli di quello che possono essere i nostri limiti tecnici posso dirvi che è difficile impiegare meno di un ora a tiro, che alcune vie, sebbene di cinque o sei tiri, hanno richiesto otto o nove ore.

Sull?ultimo tiro dell?Attilio Piacco, che probabilmente non vanta più di 3 o 4 ripetizioni, a causa della roccia friabile e delle corde bloccate il mio socio, dopo tre ore di tentativi, ha dovuto piantare un paio di chiodi, slegarsi e mollarmi le corde affinchè scendessi in doppia e lo recuperassi dall?alto dopo aver fatto il giro della montagna.

Tutto questo per darvi l?idea delle difficoltà ma anche dell?opportunità alpinistica che queste vie rappresentano. Sono salite che ti costringono a passare i pomeriggi con il binocolo in mano e le sere a spulciare sui libri e sulle foto. Pareti tanto grandi e solitarie che ti avvolgono con se stessi nuotando attraverso le onde del mare.

Per noi, che siamo indigeni, riuscire sulle montagne di casa aveva un significato davvero particolare e forse era la ricerca di una maturità alpinistica che rispettasse la tradizione (che senso ha girare il mondo se non puoi affrontare le montagne di casa?)

Per risponderti: la più emozionante la ?Luigi Paredi?, soprattutto perché fu dedicata a mio nonno (anche Bonatti l?ha ripetuta!); la più estetica la ?Stella Alpina? e la sua grande onda; la più spaventosa ?Attilio Piacco? (credevo non ne saremmo usciti); la più preziosa forse ?La Fasana?, la prima via che nel 1910 il mitico Eugenio Fasana tracciò nell?omonima parete: un camino marcio praticamente nudo!

Nel pubblicare queste relazioni ho il timore che a raccogliere il messaggio possano essere le persone sbagliate e che qualcuno possa compiere qualche imprudenza. Allo stesso modo credo che per chi sia preparato per affrontare questo tipo di salite, dove la difficoltà è rappresentata da un insieme di fattori da non trascurare, possano dare grande soddisfazione.

Un tempo ai Corni bivaccavano con le tende sotto le pareti ed alpinisticamente era un ambiente dinamico, creativo e stimolante. Ora, nella loro solitudine, hanno un fascino privilegiato che forse sarebbe egoistico non condividere.

Dubito che ripeteremo queste vie (basta un giro!) e per questo, come hanno fatto altri prima di noi, volevo essere di aiuto a chi mai deciderà di farlo. Ci sono angoli di roccia in cui ho desiderato arrivare per mesi ed ora, che ci sono stato e dove probabilmente non tornerò più, è come se provassi nostalgia ed avessi voglia di sentire il racconto di altri che si sono spinti fin lassù. Nella mia esperienza sono davvero pochi i luoghi capaci di tanto.

Spero di non essermi dilungato troppo! Ciao a tutti!

Davide Birillo Valsecchi

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Mattia, solo e slegato, sull'Attilio Piacco
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Messaggioda Danilo » dom giu 29, 2014 21:56 pm

riscoprire i dimenticati corni,bello :P

info.attenti a quei due all'occidentale è quella che attacca poco a sn della ferrata 25nnale?
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » lun giu 30, 2014 9:01 am

Danilo ha scritto:riscoprire i dimenticati corni,bello :P
info.attenti a quei due all'occidentale è quella che attacca poco a sn della ferrata 25nnale?


Sì, risale prima a sinistra su rocce rotte fine ad una nicchia, poi scavalca sulla destra ed entra in placca. Oltre la placca sulla sinistra la via normale mentre a destra la variante SEM.

http://www.cima-asso.it/2013/10/corno-occidentale-variante-sem/

E' una via recente aperta da due veterani ultra sessentenni: Giorgio Farina e Renzo Zappa. Non fatevi ingannare dall'età, i due hanno aperto un passaggio davvero bello ed impegnativo sulla placca "graspolata" (al momento crediamo possa essere un 6a/6b ben protetto con possibilità di azzerare).

La via è ben protetta, nel primo e nel quarto tiro si dove fare molta attenzione ai sassi, sia per i compagni di cordata che per coloro che affrontano il primo tratto della ferrata.

Se la ripetete datemi notizia, a Giorgio e Renzo farà davvero piacere!

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Quei due, insieme ad un altro "arzillo" socio (Franco Bramani), hanno persino montato un documentario ;)

http://youtu.be/oy1Dcnq6vP0
(non sono riuscita ad embeddarlo nel post)
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Messaggioda Danilo » lun giu 30, 2014 17:01 pm

ecco...digli così a giorgio e renzo che siamo rebattuti come due asini proprio sulla placca :smt044
"era bagnata" (le scuse del climber) :lol:
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » lun giu 30, 2014 17:24 pm

Danilo ha scritto:ecco...digli così a giorgio e renzo che siamo rebattuti come due asini proprio sulla placca :smt044
"era bagnata" (le scuse del climber) :lol:


Glielo dirò!! Mi dispiace vi abbia "rebattuto" ma sono davvero contento l'abbiate provata !! :D
Salvo i sassi è la via più sicura, spero tornerete!


Noi, come tributo ai nostri "veci", l'abbiamo fatta in invernale e con il senno di poi, confesso, non è stata un idea tanto assennata =)
Tuttavia la placca, se si lavora bene, è molto sicura. Con il sole ti darà soddisfazione :D

U are Welcome!

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Messaggioda gianmariamandelli » mar lug 15, 2014 21:51 pm

Ciao,
sono contento che dei giovani avventurosi provano ad arrampicare ai Corni, sono un po' meno contento quando si raccontano panzane senza un minimo di conoscenza storica o dei luoghi. Arrampicare ai Corni è si difficile ma non poi così tanto quando si è presa l'abitudine o quando, meglio ancora, ci si è confrontati anche con difficoltà e tipi di arrampicata diversa, voglio dire su tutto l'arco alpino. Io ho cominciato ad arrampicare ai Corni e regolarmente ripeto le vie classiche come la Longoni-Corti, la Stella Alpina, la Dellì Oro e altre ancora che magari saltando qualche anno le vado a rifare. Per la cronaca, non è vero che la Piacco ha si e no 3/4 ripetizioni, ne ha molte di più, come non era necessario usare il trapano sulla stessa via quando il buon Giorgio Redaelli negli anni sessanta è passato senza (poi usarlo dall'alto ... mi sembra proprio un obrobrio). L'ultima ripetizione che conosco della Piacco è del 2005 da parte di Franco Tessari e Alfio Viganò, senza usare artifizi strani hanno sostituito un paio di chiodi vecchi e li hanno lasciati. Le catene alle soste le ho tolte io qualche anno prima perchè erano marce. Le vie si ripetono e si lasciano come si sono trovate, con la stessa chiodatura voglio dire, snaturare quello che hanno fatto altri solo per il gusto di ripetere delle vie che altrimenti non si potrebbero ripetere non vale la pena. Anch'io molte volte sono stato tentato di togliere dei chiodi o dei fix che, secondo me, erano eccessivi, ma non l'ho mai fatto perchè ho sempre rispettato la scelta di chi li ha messi. Casomai ho sconsigliato alcuni itinerari che per me erano strachiodati e mi sono sempre guardato bene dal lasciare in parete materiale che non apparteneva a quella via. Probabilmente l'arrampicata ai Corni è bella per questo, perchè da oltre 70 anni è frequentata da gente che la pensa come me. E anch'io che arrampico sulle montagne di casa da quarant'anni, e ho visto anche alcune generazioni di alpinisti crescere su queste pareti, mi sono sempre avvicinato a queste vie con molta umiltà, anche se penso di avere contribuito a scrivere una piccola parte di storia di queste montagne. Se posso dare un consiglio a questi giovani che stanno provando queste esperienze direi di ritornare sulle stesse vie, prima di tutto per togliere gli improvvidi ancoraggi fissati con il trapano e poi per ripetere con un po' più di umiltà queste vie, perchè anche se gli appigli non sono unti, di gente sulle pareti di Pianezzo ne passano e guarda caso sono anche molto più giovani di chi pubblicizza alcune ascensioni.
gianmariamandelli
 
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » mer lug 16, 2014 1:19 am

Salve Signor Mandelli,
anche se indirettamente è un piacere incontrarla!

Prima che malauguratemente si inneschi una polemica tra noi la rassicuro: in un anno abbiamo piazzato un solo spit (a mano per giunta), e lo abbiamo fatto su una sosta a chiodi della Paredi dopo aver chiesto il permesso al buon Pietro, che ne è l'apritore.

Per quanto riguarda la Piacco posso dirle che non l'ho mai vista così "brutta" in vita mia: pensavo davvero che quel giorno sarebbe finita male. Siamo stati respinti dai tetti, dalle corde bloccate e dalla roccia marcia dell'ultimo tratto. Ho dovuto recuperare il mio socio dall'alto e lasciare tutto il nostro materiale in parete. Non avevamo più nulla: rinvii, fettucce, moschettoni, nat, friend, chiodi, tutto appeso alla roccia nella luce del tramonto! Avevamo tentato tutto ma quegli ultimi metri ci hanno spazzato.

Il giorno dopo siamo tornati con l'equipaggiamento speleo (tutto ciò che ci era rimasto), abbiamo rinforzato la sosta d'uscita e piazzato qualche frazionamento per poter recuperare il nostro materiale. Senza interferire sulla via abbiamo lasciato fix e dadi (no piastrina) perchè possano servire a chi dovessere ritrovarsi nelle nostre stesse difficoltà. Dove la roccia è davvero pericolosa abbiamo attaccato ad un vecchio chiodo un nastrino perchè sia da monito. (non hai idea di quanta roba grossa e precaria ci sia all'uscita del diedro. niente ai corni si è dimostrato tanto pericoloso come quel passaggio)

Spero che questo possa rassicurarla sullo spirito e sul rispetto che ha animato le nostre salite.

Detto questo devo assolutamente contraddirla: la via è del 1967 ed è stato proprio Lei, nella sua pubblicazione del 1979, ad aver scritto "Via molto bella, con tratti in artificiale, manchevole di parecchi chiodi , conta una sola ripetizione". Io ho persino abbondato. ;)
Forse la varriante Tessari è "relativamente" più frequentata, ma l'ultimo tratto di roccia friabile è davvero spaventoso e tutt'altro che consigliabile.

Io, confesso, ho voluto arrampicare ai Corni perchè mi sembrava assurdo andare altrove prima di aver conosciuto e di essermi confrontato con le montagne di casa. Non per vanto o per sfida ma perchè mi sembrava la cosa più giusta da fare. Con molta umiltà posso anche confessarle che arrampicare ai Corni sarà probabilmente il massimo alpinistico che potrò raggiungere. Magari migliorerò il mio grado ma per tanti aspetti non saranno mai vie come queste. (Per me sono una grandissima soddisfazione personale)

Sulla chiodatura ha ragione. All'inzio, specie quando ero in difficoltà, sacramentavo non poco perchè un bel fix ogni tanto avrebbe fatto comodo alla salute. Ora, dopo aver maturato un po' più di esperienza, ho imparato ad apprezzare la natura di quelle vie e, dopo averle fatte, comprendo la gelosia ed il valore di conservarle in questo stato. Forse solo le soste andrebbero sistemate, quello che è certo è che occorre essere estremamente chiari con chi pensa di ripeterle.

Lei, come molti della sua generazione, spesso non tiene conto dell'altissimo livello e dell'esperienza che vi contraddistingue: ciò che per voi è "consigliabile" per molti, sopratutto per gli standard moderni, è "ragguardevole".
Spesso nelle sue relazioni l'ha fatta fin troppo facile e questo è molto pericoloso. Mi hanno insegnato che "conviene venir rossi prima che bianchi dopo".

Inoltre trovo sciocco ed insensato affermare "impara ad arrampicare su tutto l'arco alpino e poi (forse) torna ai Corni". Pierino e Darvino, due figure straordinarie, negli anni '30 affrontarono neppure ventenni il diedro che oggi porta il loro nome, lo fecero dando fondo ad ogni loro risorsa ed al meglio delle loro possibilità. Noi, con le dovute differenze, abbiamo provato a fare lo stesso. Perchè sente il bisogno di sminuire quanto fatto?

Con rispetto parlando: forse voi "vecchie ed eroiche cariatidi" avete troppe medaglie per ricordare cosa voglia dire essere giovani e lanciarsi nell'ignoto. Ringrazio quindi tutti quei "veterani", magari meno blasonati di lei, che con pazienza ed affetto ci hanno aiutato, consigliato ed incoraggiato.

Io ho cercato di condividere quel poco che siamo riusciti a scoprire e nel farlo ho avuto il piacere di incontrare e conoscere molte persone, persone che hanno condiviso o che condividono la passione per i Corni. La mia più grande soddisfazione è stato vedere ragazzi più giovani di me, animati dallo stesso spirito e rispetto, che spinti dalle relazioni hanno recentemente ripetuto la stella Alpina, la Corvara e la Longoni-Corti. Sono sicuro diventaranno molto più forti di me ma è stato magnifico incontrarli e confrontarsi, alla pari, su queste vie.

Detto questo voglio essere chiaro: lei può abbaiare, darmi del bugiardo (così come ha fatto), fare il polemico o il cattedratico quanto le pare se le da soddisfazione. La pelle sulla roccia dei Corni è la mia e del mio socio: non credo di avere alcunchè di cui eticamente rimproverarmi o di cui rendere conto. Spero che chi salirà dopo di me abbia la stessa fortuna (perchè ai Corni ne serve un po') e provi le stesse emozioni, spero anche voglia condividerle perchè io possa riviverle.

Concludo portandole i saluti di uno dei dei due fratelli che nel 1976 tracciarono la via a destra della "Barbara" (dovrebbe capire chi sia senza coinvolgerlo in questo nostro confronto pubblico). Proprio pochi giorni fa, dopo aver trovato i miei racconti, mi ha scritto entusiasta: "Se ti capita di sentire Gianni Mandelli, Romano Corti, Franco Tessari, Giuliano Fabbrica, Gianni Rusconi salutali se si ricordano ancora di noi". Poi, ovviamente, si è raccomandato perchè la loro via la aprirono con i pochi chiodi artigianali che riuscirono a recuperare.

A presto Signor Mandelli, spero di incontrarla ai Corni e spero che la nostra conversazione non sia ruvida così come mi è parso esserlo il suo commento.

Davide "Birillo" Valsecchi
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Messaggioda gianmariamandelli » mer lug 16, 2014 14:36 pm

Caro Valsecchi,
non ti ringrazierò mai abbastanza per avere pubblicizzato così tanto le vie dei Corni, ma un conto è pubblicizzaele un altro è dipingerle con toni preoccupati qualsiasi ascensione. Io e quelli della mia generazione siamo cresciuti ai Corni abbiamo imparato lì ad arrampicare e poi siamo andati in giro per il mondo. Le prime volte che andavo in Grigna al momento di slegarmi mi veniva da dire "tutto qui"? Il ritorno ai Corni dopo avere arrampicato in altri posti è la misura di quanto valgano quelle vie, è capire e rendersi consapevoli delle proprie capacità che prima di "uscire" da quell'ambiente non è ancora ben chiara, perlomeno per me è stato così. Le nuove vie che aprivamo negli anni '70 non erano mai di VI grado, quello lo faceva Messner, noi eravano ragazzi di vent'anni e qualcuno anche un po' più giovane, perciò ci fermavamo al V+, poi con gli anni abbiamo capito quanta difficoltà avevamo superato, ma solo quando ci siamo confrontati con l'esterno. Per la Piacco posso dire che avrà si e no 10 ripetizioni, nel 1979 ne aveva 1, però sono passati 35 anni e non penso inutilmente. Il cordino bianco che avete lasciato l'ho visto dal basso e pensavo che era l'ennesimo cantiere di vie sportive. Scusa comunque per il tono, ma come dici tu la gelosia è forte, e se hai potuto arrampicare ai Corni in queste condizioni però è sicuramente merito di queste vecchie cariatidi che hanno preservato questo ambiente dagli assalti di montagna sicura. Forse non ti rendi conto dell'evoluzione che ha avuto l'arrampicata dalla fine degli anni settanta in poi. Io posso dire di avere vissuto le due epoche e ti assicuro che per chi era già abituato ad arrampicare con gli scarponi, per alcuni è stata una vera liberazione e per altri invece una maledizione. Aggiungi che in quegli ani non si parlava di protezioni sicure, si contavano solo il numero dei chiodi, meno ce n'erano su un tiro e più eri bravo. Ma non voglio annoiarti con queste storie, fra non molto ristamperemo la guida dei Corni e del Moregallo, solo la parte tecnica, aggiungeremo senz'altro i particolari sulla via Piacco che hai descritto, magari se mi fai avere un breve testo è meglio. Sembra che i giovani stiano riscoprendo il fascino delle vie classiche da attrezzare e continuano a chiedere informazioni, mettici poi lo stimolo che viene da alcuni alpinisti famosi che usano quelle vie per allenarsi e bisogna rimettersi al lavoro per fare una nuova guida. Scusa ma se puoi non chiamarmi cariatide te ne sarei grato, mi sembra di essere ancora abbastanza attivo per poter arrampicare ai Corni
Gian Maria
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » mer lug 16, 2014 17:48 pm

Sono io a ringraziarla!
Io suoi libri sono stati la prima e più importante fonte di ispirazione (soprattutto i racconti di chi ci ha preceduto!). Mi scuso per la ?cariatide? ma sembrava stessero per volare scintille e non sono uno che si tira indietro o abbassa la testa ;)

I Corni offrono un viaggio alpinistico che spazia dagli anni ?20 agli ?90 davvero unico. Basta pensare che sulla Stella Alpina si trovano ancora i cunei di legno originali! Pensando a ciò che è stato fatto, e a come è stato fatto, non si può che rimanerne stupiti ed affascinati (e imparare tanto!).

Io non sono bravo e onestamente non aspiro ad esserlo: il mondo è pieno di campioni, io mi accontento di fare il mio. ?Si contavano solo il numero dei chiodi, meno ce n'erano su un tiro e più eri bravo?. Oggi, nel 2014, non può e non deve essere più così. L?epoca degli ?eroi? è finita, è forse anche il tempo della ?baracconate? è finito. Forse è per questo che molti sono sempre più spesso alla ricerca non dell?impresa ma dell?autenticità, della consapevolezza.

Io Corni sono anche questo. Lontano dal clamore della notorietà offrono un?esperienza di frontiera che, per il proprio bene, non va affatto sottovalutata. Io miei racconti sono onesti: la preoccupazione e la paura sincera come lo sono l?entusiamo e la felicità. Ho ben impresso nella mente un racconto sull?apertura della dell?Oro, un passaggio in cui i due si parlano sul Corno Orientale: ?Non so se ce la facciamo, non so come andrà a finire oggi?

Lei giustamente dice ?Hanno preservato questo ambiente dagli assalti di montagna sicura? ma lo hanno anche reso chiuso, cupo, solitario, pericoloso e precluso a chi invece avrebbe potuto fiorirvi al suo interno. La sicurezza è un valore alpinistico che non può essere trascurato, quelle vie sono un patrimonio che si spera di lasciare anche alle prossime generazioni di cui già oggi siamo responsabili (leggisi nipoti, figli, amici).

Sono passati 104 anni da quando Fasana tracciò la prima via sui Corni di Canzo. Forse è il momento che i grandi del passato si soffermino e riflettano sul futuro dei Corni, sull?ecquilibrio che unisca la tradizione, l?etica ma anche la ragionevolezza.
I vecchi hanno l'esperienza, i giovani la volontà: questo è forse il momento giusto per cogliere l'occasione, per fare tesoro di ciò che abbiamo e gettare le basi per un futuro altrettanto straordinario.

Intendiamoci: non voglio invasati di magnesite tra le palle, ma mi piacerebbe che i Corni tornassero ad essere una fucina alpinistica per i giovani di oggi come lo fu per i giovani di allora. Il mio treno è ormai è passato, posso solo essere preda della nostalgia ;)

Spero davvero di incontrala!

Davide ?Birillo? Valsecchi
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Messaggioda gianmariamandelli » gio lug 17, 2014 14:22 pm

Sul discorso montagna sicura potremmo aprire un dibattito lungo una vita e probabilmente non ci capiremmo mai. La sicurezza è importante, lo so anche per aver perso in montagna alcuni amici, ma per fare alpinismo, al di là degli allenamenti e della propensione, ci vuole un briciolo di coraggio. Non dico come quello che hanno avuto i nostri nonni o i nostri padri che hanno dovuto affrontare, guerre, campi di concentramento e scelte tragiche, come quella di decidere da che parte stare tra fascismo e resistenza. Noi siamo generazioni fortunate, ma dobbiamo guardare al passato sempre con rispetto e umiltà. La sicurezza in montagna è sempre stata travisata e ha portato all'uso indiscriminato della tecnologia per garantire a chiunque di essere sicuro. Nelle nazioni anglosassoni questo concetto è completamente ribaltato, rendere sicuro ciò che non può esserlo porta ad una rincorsa continua al sempre più sicuro, e non ci fermeremo mai.
Comunque, posso dire di avere fatto la cosa giusta ad accreditarmi a questo forum, ci ho messo un bel po' di tempo a decidermi, ma adesso ho capito che scambiare quattro chiacchere a distanza con una persona può essere edificante.
Ciao, e per favore non darmi del lei.
Gian Maria
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » gio lug 17, 2014 15:04 pm

Anche io sono contento di poter chiacchierare con lei.
Con il tuo permesso sarà un piacere darti del tu.

Per quanto riguarda la sicurezza io seguo la massima di un anonimo samurai che recita più o meno così:
"Non entro in una casa senza sapere come uscirne, allo stesso modo non entro in una casa se so già che dovrò uscirne fuggendo"

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Oggi ho avuto modo di abbozzare qualche appunto e cercare le foto dell'Attilio Piacco così come mi avevi chiesto.
Trovi tutto qui:

http://www.cima-asso.it/2014/07/il-caso-piacco/

Spero poi di trovarti a bere una birretta alla Sev e chiacchierare dal vivo :)

Detto questo, per rimarcare la bellezza dei nostri tre "cucuzzoli", ecco qualche video (alpinistico e non) realizzato nell'ultimo anno.
Spero vi piacciano :)

Corni: via Stella Alpina
https://www.youtube.com/watch?v=uiEtbjGtN6A

Corni: via Luigi Paredi
https://www.youtube.com/watch?v=JJvx31NWeo0

Corni: via Valbrona89
http://www.youtube.com/watch?v=6oZcJa9tb1o

Corni: Ferrata Invernale
http://www.youtube.com/watch?v=pLabnSc5IpY

Corni: Inverno ai Corni
http://www.youtube.com/watch?v=StwqAr3aJvw

Corni: Ceppo della bella donna
http://youtu.be/89DGM11iEzU
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Arrampicate ai Corni di Canzo

Messaggioda Claudio Mandressi » ven lug 18, 2014 13:00 pm

:D :D :D :D :D

Ciao Gianni e Davide:

Spero che questa diatriba sfoci in una nuova collaborazione ,nel bene di tutti
ed in particolare dei "Corni di Canzo"

Io sono sempre disponibile a fornirVi le info che ho relative alla mia via al
Corno Centrale ( so' che e' stata ripetuta da Ivan Guerini e soci - info dirette
dallo stesso) e quanto posso ricordarmi della mia ripetizione delle Acquiistapace /Canali allo stesso , oltre a vie a suo tempo ripetute alla Testa dei Fra'.

Sperando di organizzare una "birra" assieme,(offro Io anche se sono un
Esodato) fortunato
Vi invito a contattarmi .

Questa sera saro' da Sport Specialist a Bevera con Benigno Balatti a
presenziare alla serata Messner , con molta ammirazione ed "invidia"

Ciao a tutti Claudio
Claudio Mandressi
 
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » ven lug 18, 2014 13:27 pm

Ciao Claudio!
Benvenuto :)

Questa sera per noi niente Messner, domani mattina usciamo molto presto per arrampicare "fuori zona". Speriamo un giorno di essere abbastanza bravi da ripetere una delle sue vie ;)

Sarei davvero felice di poter accompagnare Te e Gianmaria in un tour rievocativo ai Corni. Adoro le storie ed i racconti che hanno caratterizzato le salite!

A presto!
Davide
Davide_Birillo_Valsecchi
 
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Messaggioda Danilo » ven lug 18, 2014 17:27 pm

:roll:

Davide_Birillo_Valsecchi ha scritto:
....Intendiamoci: non voglio invasati di magnesite tra le palle,...


:smt082 :smt082 :smt082
il forum è morto
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Messaggioda robibz » lun lug 21, 2014 14:40 pm

Davide_Birillo_Valsecchi ha scritto:Grazie Lorenzo,
ma attenzione: c?è il rischio diventi logorroico parlando delle nostre montagne :D

I Corni di Canzo hanno avuto una storia alpinistica davvero intensa dagli anni ?30 fino agli anni ?70. Questo perché gli alpinisti locali, spesso in competizione con i grandi gruppi lecchesi, avevano qui la possibilità di cimentarsi su grandi pareti nonostante le ristrettezze economiche ed i mezzi spesso scarsi.

E? molto divertente osservare come i rocamboleschi racconti dei giovanissimi Cassin e Boga sul Medale negli anni ?30 abbiano caratteristiche molto simili a quelli degli altrettanto giovani Darvino e Pierino dell?Oro sul Corno Orientale nel ?34.

Tuttavia i Corni di Canzo non sono mai diventati dei ?classici? o ?di moda?, questo perché hanno una quota non particolarmente elevata ma anche perché hanno caratteristiche a volte ostiche: la roccia ha infatti è sfuggente e spesso alterna placche intense e tetti spioventi a tratti fragili e terribilmente delicati. Oltre a questo l?esposizione ai venti del lago e l?orientamento rendono le pareti quasi sempre in ombra e decisamente fredde.

Nel tempo gli alpinisti locali hanno sempre cercato di rispettare le difficoltà affrontate da chi li ha preceduti e per questo le soste di alcune vie sono ancora su vecchi chiodi (In alcuni casi si trovano ancora i vecchi cunei di legno). Le protezioni sono spesso fittoni, vecchi chiodi ad anello e in alcuni passaggi obbligati anche con i chiodi a pressione (stile via del compressore). Proteggere la progressione è ciò che richiede il maggior impegno, quello conferisce ad ogni salita il sapore e la tensione di un?esplorazione.

Io ho avuto la fortuna di trovare in Mattia un compagno straordinario per quest?avventura. Pressochè coetanei siamo entrambi del Cai Asso, uno dei paesi ai piedi dei Corni. Nello specifico Mattia ha una solida esperienza nell?ambito dell?esplorazione speleo e questo ha caratterizzato molto il modo, l?attenzione e l?atteggiamento con cui abbiamo lavorato durante la progressione.

Abbiamo lavorato molto per proteggere utilizzano sempre friend, nat e chiodi. Solo sulla Luigi Paredi abbiamo utilizzato uno spit per rinforzare una sosta.

Per questo motivo ogni salita diventa una piccola battaglia da conquistare con pazienza. Consapevoli di quello che possono essere i nostri limiti tecnici posso dirvi che è difficile impiegare meno di un ora a tiro, che alcune vie, sebbene di cinque o sei tiri, hanno richiesto otto o nove ore.

Sull?ultimo tiro dell?Attilio Piacco, che probabilmente non vanta più di 3 o 4 ripetizioni, a causa della roccia friabile e delle corde bloccate il mio socio, dopo tre ore di tentativi, ha dovuto piantare un paio di chiodi, slegarsi e mollarmi le corde affinchè scendessi in doppia e lo recuperassi dall?alto dopo aver fatto il giro della montagna.

Tutto questo per darvi l?idea delle difficoltà ma anche dell?opportunità alpinistica che queste vie rappresentano. Sono salite che ti costringono a passare i pomeriggi con il binocolo in mano e le sere a spulciare sui libri e sulle foto. Pareti tanto grandi e solitarie che ti avvolgono con se stessi nuotando attraverso le onde del mare.

Per noi, che siamo indigeni, riuscire sulle montagne di casa aveva un significato davvero particolare e forse era la ricerca di una maturità alpinistica che rispettasse la tradizione (che senso ha girare il mondo se non puoi affrontare le montagne di casa?)

Per risponderti: la più emozionante la ?Luigi Paredi?, soprattutto perché fu dedicata a mio nonno (anche Bonatti l?ha ripetuta!); la più estetica la ?Stella Alpina? e la sua grande onda; la più spaventosa ?Attilio Piacco? (credevo non ne saremmo usciti); la più preziosa forse ?La Fasana?, la prima via che nel 1910 il mitico Eugenio Fasana tracciò nell?omonima parete: un camino marcio praticamente nudo!

Nel pubblicare queste relazioni ho il timore che a raccogliere il messaggio possano essere le persone sbagliate e che qualcuno possa compiere qualche imprudenza. Allo stesso modo credo che per chi sia preparato per affrontare questo tipo di salite, dove la difficoltà è rappresentata da un insieme di fattori da non trascurare, possano dare grande soddisfazione.

Un tempo ai Corni bivaccavano con le tende sotto le pareti ed alpinisticamente era un ambiente dinamico, creativo e stimolante. Ora, nella loro solitudine, hanno un fascino privilegiato che forse sarebbe egoistico non condividere.

Dubito che ripeteremo queste vie (basta un giro!) e per questo, come hanno fatto altri prima di noi, volevo essere di aiuto a chi mai deciderà di farlo. Ci sono angoli di roccia in cui ho desiderato arrivare per mesi ed ora, che ci sono stato e dove probabilmente non tornerò più, è come se provassi nostalgia ed avessi voglia di sentire il racconto di altri che si sono spinti fin lassù. Nella mia esperienza sono davvero pochi i luoghi capaci di tanto.

Spero di non essermi dilungato troppo! Ciao a tutti!

Davide Birillo Valsecchi

Immagine
Mattia, solo e slegato, sull'Attilio Piacco


a leggere questo tuo racconto mi sono emozionato! :oops: :D

in poche frasi hai descritto tutta la tua gioia ad aver affrontato e conquistato le cime delle montagne di casa vostra!

racconti i tuoi che farebbe venire la voglia di vivere la montagna a tutti tanto colmi di passione e amore verso l'avventura, l'esplorazione e la natura!!

complimenti a voi!! :smt023
It's a long way to the top if you wanna rock'n'roll!!!
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » sab ago 09, 2014 15:55 pm

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Finalmente abbiamo ripetuto anche lo Spigolo Palfieri alla Torre Desio del Corno Centrale!!

Voglio anticiparvi qui un po' della storia di questa via:

Una delle vie più intense ed aeree non solo della Torre Desio ma di tutto il gruppo dei Corni. Il primo a tracciare una via sulla Torre fu Eugenio Fasana nel 1931 attraverso lo stretto camino che la separa dalla parete sud del Corno Centrale. Solo nel 1946 un ?dream team? composto da Carlo Rusconi, Darvino dell?Oro e Luciano Corti riuscì a superare le difficoltà dello spigolo tracciando una via ardita e spericolata che sarebbbe rimasta inviolata per anni. La ?leggenda? vuole che all?età di 16 anni il giovanissimo Carlo Rusconi abbia superato alcuni tratti a piedi nudi (all?epoca arrampicavano con gli scarponi) mentre altri tratti siano stati superati grazie ad una vera e propria piramide umana in parete. Lo spigolo e la via portano oggi il nome ?Palfieri? perchè questo è il soprannome della famiglia Rusconi a Valmadrera. Palfieri sono anche Gianni e Antonio Rusconi, fratelli di Carlo e cui dedicarono la straordinaria ?Via del Fratello? sulla parete ENE del Pizzo Badile. A compiere la prima ripetizione integrale furono proprio Giorgio Tessari e Gian Maria Mandelli nel 1973: ben 42 anni dopo!

Ho pubblicato un po' di foto, la descrizione ed un breve filmato che mostra i vari passaggi della via: http://www.cima-asso.it/2014/08/spigolo-palfieri/

Mentre arrampicavo ho pensavo "Mandelli e Tessari erano davvero due pazzi fortissimi!!" Ancora complimenti!!
Davide_Birillo_Valsecchi
 
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Messaggioda gianmariamandelli » sab ago 09, 2014 19:33 pm

Ciao Davide,
bene anche lo spigolo Desio è andato. Non ricordo quante volte l'ho ripetuto, ma dopo la prima ripetizione nel giro di un anno l'ho rifatto un paio di volte. Su quella via ci sono anche alcuni divertenti anedotti che spero di poterti raccontare di persona. Comunque il soprannome dei Rusconi è "Palferi" senza "i" in mezzo, poi, se permetti, ho anche un'altra correzione da farti: Darvini e Pierino non erano fratelli, tantomeno parenti, tanto che uno di soprannome faceva "Curin" (Darvini) e l'altro "Capon" (Pierino). Questo non per fare il saccente ma per darti degli elementi reali sulla storia dei Corni.
Per quanto riguarda "la mano maldestra" non si riferisce agli spit che ha messo Gerri in posizioni solo di protezione, ma ad un alpinista, molto famoso, che domò la fessura finale con tre o quattro chiodi (se non ricordo male... perchè sarà una decina di anni che non salgo quella via). La fessura finale non aveva chiodi fino alla fine degli anni settanta, l'ultimo chiodo era su quel piccolo gradino alla base della fessura poi c'erano una decina di metri fino alla cima sprotetti, e non c'erano i friends, ma nenache i nuts. Comunque complimenti. Alla prossima, speriamo di persona.
Gian Maria
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Messaggioda Davide_Birillo_Valsecchi » lun ago 11, 2014 11:22 am

Ciao Gianni,
i tuoi complimenti sono più che graditi!

"Curin" e "Capon", cominciavo ad immaginare non fossero fratelli ma è davvero difficile rimettere insieme i pezzi per noi che siamo arrivati dopo.
Sentiti libero di correggere e suggerire: tutto quello che riusciamo ad imparare e conservare è prezioso!

ieri, visto il tempo incerto, mi sono dato all?esplorazione ripiegando poi per pranzo alla Sev. Qui ho incontrato Pietro Paredi.
Pietro è uno degli ispiratrori delle nostre salite ed è stato un piacere informarlo dei progressi fatti ascoltando i racconti delle vie che ancora ci mancano.

Ho chiesto di te e di Giorgio Tessari (che ho incontrato solo una volta senza avere l?occosione di presentarci) e Pietro mi ha raccontato delle molte salite fatte insieme.
In particolare mi ha raccontato di come Giorgio fosse molto amico di mio nonno, Luigi Paredi di Canzo.

Purtroppo non ho mai conosciuto mio nonno ed ora, che anche mia nonna e mia mamma non ci sono più, mi rimangono solo i vaghi ricordi dei racconti ascoltati da bambino.
Credo che il loro bar, all?epoca in centro Canzo, fosse ben noto perchè conservo ancora alcune foto con dedica di Jack Canali e di altri famosi.

Purtroppo solo vaghi ricordi, forse sono proprio questi anelli rotti che mi spingono a ricostruire la catena!

A presto!

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