Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatorio

Area di discussione a carattere generale sull'arrampicata.

Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » mer gen 13, 2016 15:49 pm

Auer da chi ha imparato, da quale ambiente proviene, che cultura ha?
Lo dico perché se eliminiamo quelli che consideriamo senza seguito perché "fuori di testa" , lui da dove viene?
Io penso che provenga dalla cultura alpinistica più avanzata.

E poi faccio un po' di commenti su Psycho Vertical
Appena ripetuta.
Da "pirlotti" incoscienti?
Aperta 29 anni fa da dei "pirlotti" sloveni................29 anni fà, ma ci pensate 29 anni fa !!!!!!!!!!!!!!!!!! e viene ripetuta solo ora da dei fortissimi!!!
1986 la fine dell'innalzamento del grande ingaggio a causa degli spit !!!! magari ora si ricomincia ad alzarlo, e sarebbe ora con ciò che ci permette la tecnologia attuale (ricordo Auer)
E noi italiani cosa facciamo contemporaneamente? Delle bellissime cose, ma siamo molto indietro se 29 anni fa........................

Ogni tanto mi sembra che la nostra cultura dominante sia quella degli anticamente detti "cagasotto". #-o #-o #-o
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda cauboi » mer gen 13, 2016 16:26 pm

Ciao Vecchio,
ti leggo sempre volentieri anche se scrivo poco sul forum, sei un po la mia "cattiva strada"
Però una cosa proprio non mi piace.....
Ogni tanto mi sembra che la nostra cultura dominante sia quella degli anticamente detti "cagasotto". #-o #-o #-o
e se anche fosse?
Ho iniziato a scalare da giovane, a 15 anni e per anni i miei "miti" sono stati i paladini dell'etica, le grandi solitarie invernali, la lotta allo spit...
Crescendo e girando ho avuto anche modo di conoscere molti dei miei "paladini" e il loro incontro mi ha lasciato spiazzato, spesso erano persone con grosse lacune interiori, incapaci di affrontare la vita, con grossi buchi dentro.
In questa affascinante disciplina che è la montagna (in tutte le sue forme) ognuno cerca quello che vuole.
Ho avuto la fortuna di leggere "i falliti" di Motti e mi si è spalancato un mondo:

"Ora è pomeriggio e siamo qui su questo terrazzino a soli duecento metri dalla meta, e attendiamo in silenzio che la natura si plachi. Siamo preoccupati, abbiamo paura di morire? Non lo so. Io personalmente vedo ben da vicino il rischio che ho corso e che sto correndo, ma non ho paura, sono solo molto triste. E’ la fine di luglio, e immagino un bel pomeriggio di sole lassù in Val Grande, e davanti ai miei occhi le immagini si susseguono con chiarezza: cosa avrei fatto oggi? Forse avrei giocato a pallone, o forse avremmo fatto una passeggiata tutti insieme nel prati della Stura, e seduti sul solito pietro ne avremmo iniziato interminabili discussioni sulla religione, sulla politica o sulla vita.."

Se per essere "Alpinisti" bisogna dimenticarsi tutto quello che ci circonda, bisogna essere egoisti, bisogna rischiare sempre e fare sempre di più allora forse è meglio essere cagasotto, almeno per me.
E' sono felice di sapere che a Galbiate o al Machay ci siano 1000 cordate felici e sul Pilastro Bee Tito e Luka, ognuno sta cercando la sua strada senza dover dire agli altri come si fa.
Ma la vita, e me ne sto rendendo conto ogni giorno, non è solo ALPINISMO. Ci sono persone, lavori, amici, doveri da portare a termine e trascurarli o scappare lo vedo come una sconfitta più grossa che preferire una bella via a spit al sole piuttosto che la nord dell'Agner d'inverno...
Perchè pensare a Kirkpatrich che lascia sua moglie e sua figlia e parte la notte per andare a Yosemite, sapendo che sta sbagliando ma incapace di reagire per il suo puro egoismo mi fa pensare che è un grandissimo alpinista... ma come uomo?
Qualche anno per i monti ormai l'ho fatto e ho deciso che preferisco essere uomo prima e alpinista poi, sarò un cagasotto ma non lo vedo così un male!
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » mer gen 13, 2016 18:07 pm

Ti posso solo augurare di diventare un grande uomo, non ho nulla da obiettare.
Mi permetto di dire che per me l'alpinismo è una grande scuola, forse dal punto di vista mentale è la migliore, anche se molto individualista.
Mi piace ripetere che per molti uomini i movimenti del nuovo mattino e il sassismo sono stati il canto del cigno dell'alpinismo italiano: erano quasi solo fatti dai falliti e dai molti che non riuscivano ad alzarsi e grazie a loro adesso in alpinismo siamo indietro di almeno 20 anni rispetto al top del resto del mondo, però abbiamo la media fra le più alte, anche se la scuola lascia molto a desiderare, ovviamente una media molto distaccata da quella slovena.

Ps: spero tu abbia imparato a non tirare mai più dei bidoni senza scusarti :lol:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » mer gen 13, 2016 18:19 pm

Cosa si intende per "l'alpinismo è una grande scuola, forse dal punto di vista mentale la migliore?".

Che l'alpinismo sforna le persone migliori? O comunque le menti migliori?

Mi sembrerebbero affermazioni impegnative, e non saprei quanto suffragate dall'esperienza.

Scolastici saluti
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In nihil ab nihilo quam cito recidimus.

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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » mer gen 13, 2016 18:32 pm

tacchinosfavillantdgloria ha scritto:Cosa si intende per "l'alpinismo è una grande scuola, forse dal punto di vista mentale la migliore?".

Che l'alpinismo sforna le persone migliori? O comunque le menti migliori?

Mi sembrerebbero affermazioni impegnative, e non saprei quanto suffragate dall'esperienza.

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Lo dico per me.
Quando è morto mio padre sono diventato capofamiglia, ero molto giovane, ero l'unico riferimento maschile, e la pratica dell'alpinismo, a dire di mia madre e delle mie sorelle, mi ha aiutato moltissimo a responsabilizzarmi.
Secondo loro ho imparato con più velocità a vivere in modo responsabile la vita mia e degli altri che mi stavano vicini.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda scairanner » mer gen 13, 2016 20:16 pm

VECCHIO ha scritto:
tacchinosfavillantdgloria ha scritto:Cosa si intende per "l'alpinismo è una grande scuola, forse dal punto di vista mentale la migliore?".

Che l'alpinismo sforna le persone migliori? O comunque le menti migliori?

Mi sembrerebbero affermazioni impegnative, e non saprei quanto suffragate dall'esperienza.

Scolastici saluti
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Lo dico per me.
Quando è morto mio padre sono diventato capofamiglia, ero molto giovane, ero l'unico riferimento maschile, e la pratica dell'alpinismo, a dire di mia madre e delle mie sorelle, mi ha aiutato moltissimo a responsabilizzarmi.
Secondo loro ho imparato con più velocità a vivere in modo responsabile la vita mia e degli altri che mi stavano vicini.


Anche bruciare gente rende migliori in famiglia, si narra che molti nazisti a casa loro fossero delle persone meravigliose, dopo una dura giornata di lavoro :evil:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda dang » mer gen 13, 2016 20:34 pm

Vecchio non ci siamo.
Ci sono grandi alpinisti che sono anche grandi persone.
Ma ci sono tanti grandi alpinisti sulle cui qualità umane è meglio sorvolare.

L'alpinismo al più forma il carattere non l'umanità delle persone.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » mer gen 13, 2016 20:52 pm

Steve House
Interesting piece by Andy Kirkpatrick, forwarded to me by a friend who saw I was referenced. I can say that for me it was, at first, a struggle to live without the top-end alpinism in my life (post 2010 accident), but also a joy. But also a joy (and a relief) knowing that I'll continue to climb in a way, with an approach, that allows me to have a future.
I think it's entirely possible to practice climbing safely throughout one's lifetime. My days of new routes on 8,000-meter peaks in alpine style may be over, but life is full of other, perhaps greater, challenges. What do you think?
http://adventure-journal.com/20…/…/the-normality-of-tragedy/


Solo per chi ci arriva, direi.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda dang » mer gen 13, 2016 21:23 pm

VECCHIO ha scritto:Steve House
Interesting piece by Andy Kirkpatrick, forwarded to me by a friend who saw I was referenced. I can say that for me it was, at first, a struggle to live without the top-end alpinism in my life (post 2010 accident), but also a joy. But also a joy (and a relief) knowing that I'll continue to climb in a way, with an approach, that allows me to have a future.
I think it's entirely possible to practice climbing safely throughout one's lifetime. My days of new routes on 8,000-meter peaks in alpine style may be over, but life is full of other, perhaps greater, challenges. What do you think?
http://adventure-journal.com/20…/…/the-normality-of-tragedy/


Solo per chi ci arriva, direi.


Intendi chi capisce l'inglese? :lol:

Buon divertimento. Ti lascio al tuo giocattolo. :mrgreen:
dang
 
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » gio gen 14, 2016 0:11 am

dang ha scritto:
Intendi chi capisce l'inglese? :lol:

Buon divertimento. Ti lascio al tuo giocattolo. :mrgreen:



Certo, bravo, tu hai capito subito che è l'inglese =D>
Ma Steve è americano ed ha imparato molto con gli sloveni....... qui io, ormai ben redarguito da tanti a me superiori, non ho il coraggio di aggiungere altro.

Ti son però grato perché mi lasci usare il giocattolo, ma non è mio, ci giochiamo in tanti in tutto il mondo da tanti anni e non abbiamo bisogno di una lingua per capirci, quasi sempre ci stimiamo e collaboriamo in fattiva competizione ciascuno con le sue capacità.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » gio gen 14, 2016 0:25 am

scairanner ha scritto:..................
Anche bruciare gente rende migliori in famiglia, si narra che molti nazisti a casa loro fossero delle persone meravigliose, dopo una dura giornata di lavoro :evil:


Si narra anche delle stesse cose fatte da comunisti, dai cristiani, dai mussulmani, dagli atzechi.............tutti uomini, come te e me, penso, solo che gli uomini quando hanno pochi dubbi spesso sbagliano.
Ah, in india qualcuno quando muore un marito lo brucia e ci brucia pure la moglie anche se è viva.
Vita dura la tua, poco alpinistica, ma penso molto dura. :cry: :cry: :cry:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda scairanner » gio gen 14, 2016 1:23 am

VECCHIO ha scritto:
scairanner ha scritto:..................
Anche bruciare gente rende migliori in famiglia, si narra che molti nazisti a casa loro fossero delle persone meravigliose, dopo una dura giornata di lavoro :evil:


Si narra anche delle stesse cose fatte da comunisti, dai cristiani, dai mussulmani, dagli atzechi.............tutti uomini, come te e me, penso, solo che gli uomini quando hanno pochi dubbi spesso sbagliano.
Ah, in india qualcuno quando muore un marito lo brucia e ci brucia pure la moglie anche se è viva.
Vita dura la tua, poco alpinistica, ma penso molto dura. :cry: :cry: :cry:


dai vecchio, non rigirare la patata: hai fatto almeno 3 "proclami" che appartengono alla tua sfera che ti sei creato, ma solo alla tua, non per questo chi fa attività in montagna deve condividerle per forza;

VECCHIO ha scritto:Mi permetto di dire che per me l'alpinismo è una grande scuola, forse dal punto di vista mentale è la migliore, anche se molto individualista.

Mi piace ripetere che per molti uomini i movimenti del nuovo mattino e il sassismo sono stati il canto del cigno dell'alpinismo italiano: erano quasi solo fatti dai falliti e dai molti che non riuscivano ad alzarsi

e grazie a loro adesso in alpinismo siamo indietro di almeno 20 anni rispetto al top del resto del mondo, però abbiamo la media fra le più alte, anche se la scuola lascia molto a desiderare, ovviamente una media molto distaccata da quella slovena.



per quanto riguarda la mia vita stai pure sereno, non mi pare di aver tirato in causa la tua, di vita, ma soprattutto saranno ben caxxi miei 8) .
e in ogni caso va molto meglio adesso che ho quasi smesso di fare alpinismo, e se sono ancora qui è anche grazie ad una certa dose di fortuna, inutile negarlo; quanta non lo saprò mai e nemmeno mi interessa saperlo. :wink:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda flow » gio gen 14, 2016 2:45 am

gug ha scritto:Ti dico, non so se su Mittersteiner mi sbaglio, però quando racconta del suo scalare da un buco all'altro, alzandosi sempre di più e sperando che fosse buono per proteggersi, ho ben chiara la situazione(...) Probabilmente molti scalatori forti hanno preso simili ingaggi, ma puntando a qualcosa di ragionevolmente sicuro e se poi non si rivelava così magari tornando indietro, o mettendo un chiodino a lama, o uno spit o salcazzo vario.
Invece di fatto andare in quel modo alla ricerca di una via, tagliandosi sempre più le possibilità di ritirata e senza avere alternative mi fa pensare che fosse ben al di là della sottile linea, soprattutto perché sono sicuro che era su un terreno dove il suo margine era molto più risicato di quello su cui aprivano della maggior parte dei top.
Per questo sostengo che non abbia costituito un evoluzione in alpinismo, non perché non fosse forte, probabilmente era uno dei migliori, ma perché poi nessuno lo ha seguito. Mi viene da pensare che ci si fosse resi conto che quella su cui era fosse una strada senza uscita, e da come ha smesso probabilmente lo ha capito anche lui.
Questi naturalmente sono spunti di discussione, sono dubbi che pongo, e su cui mi interesserebbe davvero sentire opinioni tecniche.

La pensiamo diversamente. Riporto una frase scritta da chi, probabilmente, ha vissuto esperienze simili a quelle di Mittersteiner:
"Sono ben lontano dall'esaltazione che certa letteratura alpinistica attribuisce a chi sta facendo qualcosa di stupendo e sta rischiando il massimo" (A. Gogna, 1969, in riferimento all'apertura della via Gogna-Armando allo Scarason). Nei passaggi su roccia a cui fa riferimento Gogna nel suo scritto non c'era quasi niente di ragionevolmente sicuro (almeno questo si evince dai suoi scritti), e non è tornato indietro. Di esperienze simili a quella riportata credo ce ne siano state molte tra quelli che hanno sfidato (e superato) i propri limiti in montagna, non avendo sempre la possibilità di tornare indietro o di proteggersi.
Sul fatto che Mittersteiner non abbia rappresentato un'evoluzione in alpinismo perché, come sostieni, nessuno lo avrebbe seguito, ti dico che qualunque impresa eccezionale, in quanto tale, non può (o difficilmente può) essere seguita dalla massa. Non credo che il metro per valutare l'impatto che un alpinista o un'impresa alpinistica hanno avuto sul mondo della scalata sia quello di conoscere quante persone hanno seguito l'esempio. Se nessuno, come dici tu, ha seguito le orme di Mittersteiener (o di Preuss), il suo contributo all'evoluzione dell'alpinismo credo sia comunque un dato inconfutabile. A mio parere, è molto più importante ciò che significa un'impresa nel preciso momento storico in cui viene compiuta e nel corso del tempo. Mittersteiener ha fatto intravedere cosa è possibile fare in apertura, in ripetizione, in libera, a vista, lontano dalle protezioni, e senza chiodi a pressione, sfruttando al massimo livello capacità tecniche, fisiche e mentali. Ha aperto una breccia scuotendo il mondo alpinistico, facendo parlare di sè anche a distanza di più di venticinque anni. E' stato considerato con ammirazione da molti dei protagonisti dell'alpinismo, e alcune sue imprese continuano a destare meraviglia e incredulità. "La cosa più difficile per compiere un'impresa valida è la scelta dei mezzi e dei metodi in relazione ai dati del problema. Occorre limitare i mezzi e i metodi (...) esattamente al punto al di qua del quale l'impresa verrebbe sminuita con un abuso e al di là del quale si correrebbero troppi rischi assurdi e completamente ingiustificati. La scelta è soggettiva e qui sta la bellezza e la libertà dell'alpinismo. L'unico vincolo da interporre in questa scelta è la coerenza con i propri principi" (A. Gogna, 1971)
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda gug » gio gen 14, 2016 9:41 am

Il passo di Gogna che hai citato parla proprio di quel bilancio che occorre fare in alpinismo, e che deve essere scelto volontariamente dallalpinista di cui parlavo sopra.
La mia opinione, che deriva da quello che ho letto, è che Mittersteiner si sia situato proprio nell'estremo dei rischi eccessivi di cui parlava Gogna, e questo in confronto ad altri alpinisti che ho citato.
Tu e altri, qui nel topic, sostenete una posizione diversa, ma sarebbe interessante che la argomentaste con degli esempi concreti per poter cercare di fare un confronto: di fatto quel bilancio di cui parla Gogna si può fare solo in confronto con altri esempi. Può darsi che uno degli esempi sia proprio Gogna, ma mi interesserebbe sapere più dettagli tecnici delle aperture di cui parla in quel passo iniziale.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda funkazzista » gio gen 14, 2016 10:33 am

gug ha scritto:La mia opinione, che deriva da quello che ho letto, è che Mittersteiner si sia situato proprio nell'estremo dei rischi eccessivi di cui parlava Gogna, e questo in confronto ad altri alpinisti che ho citato.

Però così dicendo mi sembra che tu stia misurando i rischi assunti da Mittersteiner con il TUO metro, o con quello di altri alpinisti/arrampicatori (metro che tu, o io, o chiunque altro, purtroppo non possiamo conoscere).
"Rischi eccessivi" in base a quali parametri?
E' l'individuo che valuta se i rischi sono per lui eccessivi.
Gogna stesso dice che la "scelta è soggettiva".

gug ha scritto:[...] quel bilancio di cui parla Gogna si può fare solo in confronto con altri esempi

Secondo me no.
Quel bilancio è soggettivo e individuale.
Quindi i confronti lasciano il tempo che trovano.

Sono solo opinioni di un clown, eh :wink:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda funkazzista » gio gen 14, 2016 10:44 am

VECCHIO ha scritto:... io, ormai ben redarguito da tanti a me superiori, non ho il coraggio di aggiungere altro.

:lol:
Sei cattivello [cit.] :wink:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda dang » gio gen 14, 2016 10:58 am

VECCHIO ha scritto:
dang ha scritto:
Intendi chi capisce l'inglese? :lol:

Buon divertimento. Ti lascio al tuo giocattolo. :mrgreen:



Certo, bravo, tu hai capito subito che è l'inglese =D>
Ma Steve è americano ed ha imparato molto con gli sloveni....... qui io, ormai ben redarguito da tanti a me superiori, non ho il coraggio di aggiungere altro.

Ti son però grato perché mi lasci usare il giocattolo, ma non è mio, ci giochiamo in tanti in tutto il mondo da tanti anni e non abbiamo bisogno di una lingua per capirci, quasi sempre ci stimiamo e collaboriamo in fattiva competizione ciascuno con le sue capacità.


Guarda vecchio che qui l'unico che si considera superiore agli altri sei tu.
Semplicemente non condivido nulla di quello che scrivi.

Comunque il giocattolo a cui mi riferivo era questo topic, non l'alpinismo.
Poi se in privato mi spedisci nome e cognome spulcio le pagine della storia dell'alpinismo per andarmi a vedere quali sono stati i tuoi contributi.
Io i miei non c'e bisogno che li passi: semplicemente perche' non ho mai fatto nulla di significativo, se non cercare di divertirmi finche' ne ho avuto voglia.

PS: Ti ringrazio per avermi detto chi sia Steve House eh. :lol:
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda VECCHIO » gio gen 14, 2016 11:08 am

https://www.youtube.com/watch?v=KlZdwYo ... e=youtu.be
L'ha messo Maspes e mi sono emozionato

Luca Maspes 
"Ritirata" ("Odwròt") nell'ambiente invernale dei Monti Tatra, dove si è forgiato l'alpinismo polacco e cecoslovacco che poi diede una scossa all'himalaismo invernale. Non so quanti film moderni riescano ad avvicinare questo in termini di potenza e severità della montagna. Il bello è che là, su queste pareti e con queste condizioni, ci fanno pure i corsi per principianti organizzati dai club alpinistici locali. Rifugi aperti in inverno e situazioni che comunque "vanno sempre bene" (cit.). 
Un altro mondo.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda flow » gio gen 14, 2016 12:36 pm

gug ha scritto:Il passo di Gogna che hai citato parla proprio di quel bilancio che occorre fare in alpinismo, e che deve essere scelto volontariamente dallalpinista di cui parlavo sopra.
La mia opinione, che deriva da quello che ho letto, è che Mittersteiner si sia situato proprio nell'estremo dei rischi eccessivi di cui parlava Gogna, e questo in confronto ad altri alpinisti che ho citato.
Tu e altri, qui nel topic, sostenete una posizione diversa, ma sarebbe interessante che la argomentaste con degli esempi concreti per poter cercare di fare un confronto: di fatto quel bilancio di cui parla Gogna si può fare solo in confronto con altri esempi. Può darsi che uno degli esempi sia proprio Gogna, ma mi interesserebbe sapere più dettagli tecnici delle aperture di cui parla in quel passo iniziale.

Ti accontento:
"Fatto il passaggio proprio con il cuore in gola, mi trovo con i piedi su appoggi semoventi: mi fanno l’effetto di tegole di un tetto che stiano per scivolarmi di sotto. E’ una brutta sensazione, favorevole ad un’unica cosa: il tremolìo dei piedi. (…) Cerco di piantare un chiodo, ma tutto è mobile, la roccia non tiene. Ho le mani distese sopra la testa e sento che sto per volare. (…) Qui la posizione tra un po’ non la sostengo più. (…) Ho raggiunto con le palme delle mani aperte la cengetta con la speranza che ci sia un appiglio, anche friabile. Non c’è niente. Solo roccia liscia e terriccio. I piedi (…) non posso alzarli per riuscire a vedere se sulla cengetta ci sia qualche fessura. Col tatto cerco di sentire qualche incrinatura, qualche solco, qualche buco. Le mani mi si stanno stancando. (…) Non voglio volare, e non posso tornare indietro, o per lo meno sarebbe un’impresa disperata. (…) Appena vedo la superficie della cengetta mi spavento, perché non c’è assolutamente la più piccola fessura. C’è un appiglio friabile, che io afferro in extremis e che mi permette di spostare i piedi (…) su appoggi friabilissimi. Non mi fido a spostare il peso su essi e sono sempre su una mano. Di chiodare non se ne parla neppure, perché non riuscirei a tenere in mano il martello (…). Sposto il peso sul piede sinistro trattenendo il respiro; mi si sgretola in mano l’appiglio precedente: ho un attimo di smarrimento perché l’equilibrio è compromesso. (…) Non riesco a disincagliarmi da questa posizione e ho la gola che mi brucia. (…) Qui tutto è sesto, tutto al limite, tutto terribile. Sento un vago senso di malessere. Sono ben lontano dall’esaltazione che certa letteratura alpinistica attribuisce a chi sta facendo qualcosa di stupendo e sta rischiando il massimo. Cerco solo di raggiungere la rampa, in cui, penso, potrò piantare i chiodi nell’erba. Molto lentamente la raggiungo, ma subito mi aspetta una delusione; è rapidissima e spiovente; lo strato di terra sarà al massimo 5-6 cm. Impossibile sostare prima, perciò ci salgo sopra e subito mi trovo in posizione assurda. Accucciato, con i piedi che stanno per scivolare e con le dita aggrappate a ciuffi d’erba. Sento che sto ancora per volare. Questa volta sarebbe una tragedia. L’ultimo chiodo è a sette metri e non mi terrebbe certamente. Il primo chiodo un po’ decente è a dieci metri. (…) Mi sta reggendo un appoggio per il piede sinistro di due centimetri quadrati. (…) sono qui, in posizione critica con i chiodi distantissimi" (Gogna, 1969).

Di alpinisti-scrittori come Gogna che sappiano descrivere in modo così avvincente l'esperienza vissuta non ce ne sono molti, credo. Al contrario, penso che non pochi si siano misurati con salite al (o oltre) il limite (personale), rischiando forse in modo eccessivo (col senno del poi). In ogni caso, il confronto non ha senso. Mittersteiner e Gogna hanno fatto esperienze diverse, ciascuno andando al di là dei propri limiti e prendendo rischi "eccessivi" inevitabilmente soggettivi.
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Re: Ma in quanti scalano veramente sul VII+/VIII obbligatori

Messaggioda funkazzista » gio gen 14, 2016 13:23 pm

gug ha scritto:[...] ho sempre avuto l'impressione che personaggi come Mittersteiner non fossero un esempio di evoluzione dell'alpinismo [...]

In un certo senso hai ragione.
Mittersteiner ha semplicemente proseguito sulla strada, già tracciata, della rinuncia ai mezzi artificiali.
Nessuna "evoluzione", quindi, se non a livello delle difficoltà tecniche superate.

PS
Spero che VECCHIO sarà indulgente se un brocco ignorante, e per di più dal CV inesistente, si permette di sputare giudizi su un'attività che non pratica :wink:
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