se una sera d'estate un rocciatore...

Arrampicata e alpinismo su roccia in montagna

Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Kinobi » mar set 12, 2017 13:10 pm

gug ha scritto:Il libro ce l'ho e l'ho letto appassionatamente e c'era il concetto che dici tu, ma c'erano anche tanti altri aspetti.
Il rispetto dei diritti dei lavoratori, il rispetto dei limiti, la coscienza che i rapporti umani e sociali sono più importanti della continua crescita infinita.
Io sono assolutamente convinto che le persone che vivono in montagna devono poter lavorare, ma qui si sosteneva che anche per loro, come in tutti gli altri contesti devono esistere limiti e equilibri da rispettare.
Il caso presentato all'inizio del topic ci era sembrato che fosse andato oltre questi equilibri e questi limiti e poi i post dell'ispettore, che io ho sviluppato, hanno messo in evidenza come questi comportamenti sono solo aspetti di una contrapposizione più grande.


Se tu leggi attentamente tutto quello che ho scritto in questo tread, vedi che non approvo cosa hanno fatto. Pongo delle domande che non hanno avuto risposta.
Ciao
E

PS: un giorno un mio conoscente, dopo circa 20 anni di lavoro con una ditta, passando per tanti periodi buoni e tanti difficili, ebbe dei gravi problemi con il figlio piccolo. Enormi problemi di salute del figlio piccolo, che non so se poi abbia portato a casa la scorza. Alla faccia dei rapporti umani di cui di sopra, fu licenziato quando era li cercare di salvare il figlio. Probabilmente sul lavoro non era un work addicted ma, alle volte, lo ripeto, green è just the color of money. Il tipo è stato assunto da un'altra ditta, poi lo ho perso di vista.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda gug » mar set 12, 2017 14:38 pm

Kinobi ha scritto:
PS: un giorno un mio conoscente, dopo circa 20 anni di lavoro con una ditta, passando per tanti periodi buoni e tanti difficili, ebbe dei gravi problemi con il figlio piccolo. Enormi problemi di salute del figlio piccolo, che non so se poi abbia portato a casa la scorza. Alla faccia dei rapporti umani di cui di sopra, fu licenziato quando era li cercare di salvare il figlio. Probabilmente sul lavoro non era un work addicted ma, alle volte, lo ripeto, green è just the color of money. Il tipo è stato assunto da un'altra ditta, poi lo ho perso di vista.


Non capisco questo esempio: si tratta di Patagonia?
Altrimenti questo conferma la validità dei principi che dicevo prima.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Kinobi » mar set 12, 2017 14:48 pm

gug ha scritto:
Kinobi ha scritto:
PS: un giorno un mio conoscente, dopo circa 20 anni di lavoro con una ditta, passando per tanti periodi buoni e tanti difficili, ebbe dei gravi problemi con il figlio piccolo. Enormi problemi di salute del figlio piccolo, che non so se poi abbia portato a casa la scorza. Alla faccia dei rapporti umani di cui di sopra, fu licenziato quando era li cercare di salvare il figlio. Probabilmente sul lavoro non era un work addicted ma, alle volte, lo ripeto, green è just the color of money. Il tipo è stato assunto da un'altra ditta, poi lo ho perso di vista.


Non capisco questo esempio: si tratta di Patagonia?
Altrimenti questo conferma la validità dei principi che dicevo prima.


Yes. Si tratta di loro. Ed in PM posso darti nome e cognome della persona, con cui avevo lavorato assieme due anni.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda gug » mar set 12, 2017 16:25 pm

Kinobi ha scritto:
gug ha scritto:
Kinobi ha scritto:
PS: un giorno un mio conoscente, dopo circa 20 anni di lavoro con una ditta, passando per tanti periodi buoni e tanti difficili, ebbe dei gravi problemi con il figlio piccolo. Enormi problemi di salute del figlio piccolo, che non so se poi abbia portato a casa la scorza. Alla faccia dei rapporti umani di cui di sopra, fu licenziato quando era li cercare di salvare il figlio. Probabilmente sul lavoro non era un work addicted ma, alle volte, lo ripeto, green è just the color of money. Il tipo è stato assunto da un'altra ditta, poi lo ho perso di vista.


Non capisco questo esempio: si tratta di Patagonia?
Altrimenti questo conferma la validità dei principi che dicevo prima.


Yes. Si tratta di loro. Ed in PM posso darti nome e cognome della persona, con cui avevo lavorato assieme due anni.


Ovviamente se dici questo vuol dire che tutto quello che Chouinard sostiene nel suo libro e l'intera filosofia Patagonia non è vera ed è solo una immensa trovata pubblicitaria.
E' assolutamente possibile, anche se mi dispiacerebbe molto di questo, dato che ritenevo un esperimento davvero notevole, ma questo non sposta i termini della questione che discutevamo sopra e quei concetti che ritengo comunque validi.
Ultima modifica di gug il mar set 12, 2017 17:03 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda gug » mar set 12, 2017 16:29 pm

Questo è un riassunto di quello che Chouinard scrisse.
In ogni caso la questione di Patagonia è un OT in questo topic, anche se correlata

LET MY PEOPLE GO SURFING
Sono un imprenditore da quasi cinquant’anni.
E’ difficile per me pronunciare queste parole, tanto quanto sarebbe difficile per qualcuno ammettere di essere un alcolista o un avvocato: non ho mai stimato questa professione. E’ infatti proprio il mondo degli affari il maggior responsabile della distruzione della natura, dell’annientamento di molte culture indigene, di un’ingiusta distribuzione delle risorse e dell’inquinamento del pianeta con le emissioni delle sue fabbriche.
Tuttavia è vero che il mondo degli affari produce cibo, cura le malattie, regola la popolazione, da lavoro alla gente e, in generale, arricchisce le nostre vite. E può ottenere tutto questi risultati positivi e ricavarne anche un profitto senza però per questo perdere la sua anima, ed è proprio questo l’argomento che voglio affrontare quì.
Come molti coloro che hanno vissuto la loro giovinezza nell’America degli anni Sessanta, il classico sogno di fare più quattrini dei propri genitori o di cominciare un’attività, svilupparla più in fretta possibile, renderla famosa e ritirarsi sui campi da golf non mi ha mai attirato. I miei valori sono il prodotto di una vita a contatto con la natura e della passione per quelli che alcuni chiamano "sport estremi"; mia moglie Malinda e io, insieme ad altri testardi colleghi di Patagonia, abbiamo fatto tesoro delle lezioni imparate praticando questi sport e le abbiamo applicate per mandare avanti un’impresa.
La mia azienda, Patagonia Inc., è un esperimento: esiste per sfidare i giudizi convenzionali e per presentare un nuovo tipo di azienda responsabile che dimostri che il modello corrente di capitalismo, che presuppone una crescita illimitata, non è sostenibile e deve essere sostituito.
Ho sempre evitato di pensare a me stesso come a un imprenditore: io ero un alpinista, un surfista, un kayakista e un fabbro che si divertiva a fabbricare attrezzi di buona qualità e vestiti pratici come li volevamo noi e i nostri amici. Tuttavia alla fine degli anni 70, io e mia moglie, ci trovavamo ad avere un’azienda con un sacco di vincoli, con impiegati che a loro volta avevano famiglia e che dipendevano dal nostro avere o meno successo.
Così dopo aver riflettuto sulle nostre responsabilità e sui nostri problemi finanziari, un giorno mi colpì la consapevolezza che io ero un imprenditore e lo sarei stato probabilmente per molto tempo. Divenne perciò chiaro che per sopravvivere in quel gioco, dovevamo imparare a giocare seriamente, ma sapevo però che non mi sarebbe mai piaciuto giocare secondo le normali regole del mondo degli affari: volevo essere il più possibile diverso da quei pallidi cadaveri in giacca e cravatta che vedevo nelle pubblicità. Se dovevo essere un uomo d’affari lo sarei stato a modo mio e avevo bisogno di essere sostenuto da valide motivazioni..
Una cosa assolutamente non volevo che cambiasse, anche se eravamo costretti a fare le cose seriamente: il lavoro doveva essere un divertimento per tutti, tutti i giorni.
Tutti dovevano venire al lavoro a piedi e fare le scale due alla volta, avevamo bisogno di essere circondati da amici e tutti dovevamo poter indossare quello che li pareva e anche stare scalzi; tutti avevano bisogno di orari flessibili per poter andare a fare surf quando c’erano le onde giuste o a sciare quando c’era la neve, o poter stare a casa ad accudire un bambino con l’influenza.
Dovevamo rendere meno netta la divisione tra lavoro, divertimento e famiglia.
Su insistenza di Malinda istituimmo anche un asilo nido in sede: la vicinanza dei bambini che giocavano in cortile e pranzavano coi genitori aiutava a mantenere l’atmosfera generale molto più familiare che corporativa e inoltre sappiamo che i genitori sono più produttivi se non sono preoccupati per i loro figli: pensiamo che le scelte che molte persone che lavorano fanno e che contrappongono la carriera alla famiglia, di fatto non dovrebbero esistere.
Perciò da allora la nostra politica è sempre stata quella di lasciare ai dipendenti la possibilità di gestire in modo flessibile il loro orario purché il lavoro venisse fatto e non si creassero disagi per gli altri. Un surfista serio non programma di andare a surfare Giovedì pomeriggio alle due: va a surfare quando ci sono le onde, la corrente e il vento adatti. E uno sciatore va a sciare sulla neve fresca quando c’è la neve fresca!
Ciò ha portato alla nostra politica di flessibilità "Let my people go surfing" e i dipendenti possono approfittarne per prendere buone onde o andare ad arrampicare un pomeriggio o anche per arrivare a casa in tempo per accogliere i figli quando scendono dallo scuolabus.
Oltre a ciò, mi resi conto che la nostra azienda riproduceva in scala ridotta ciò che stava succedendo in tutto il mondo e per questo avevamo bisogno di linee guida che ci dessero l’ispirazione necessaria per trovare la giusta strada da seguire: così ci riunimmo e stilammo insieme queste linee guida che chiamammo "filosofie", una per ognuno dei nostri maggiori settori e funzioni.
Tali filosofie sono le seguenti e non hanno un ordine di importanza.

- Tutte le decisioni della società devono essere prese tenendo presente il contesto di crisi ambientale e perciò i nostri sforzi devono essere volti a non causare danni e dove possibile le nostre azioni devono contribuire a ridurre il problema.

- Si deve prestare la massima attenzione alla qualità del prodotto, definita da criteri di resistenza, impiego minimo di risorse naturali, multifunzionalità, velocità di deperimento. L’esigenza di rispondere alle mode del momento è espressamente considerata non pertinente ai valori dell’azienda.

- Cerchiamo di trarre profitto dalla nostra attività evitando tuttavia che questo diventi l’obiettivo primario. In ogni caso la crescita e l’espansione non sono valori fondamentali di questa azienda.

- Per contribuire ad arginare ogni conseguenza negativa per l’ambiente che possa derivare dalla nostra attività, ci imponiamo una tassa annuale dell’1 % sulle vendite o del 10 % sui profitti, a seconda di quale sia il maggiore.

- A tutti i livelli operativi l’azienda incoraggia prese di posizione attive che rappresentino i nostri valori. Questo allo scopo di promuovere attività che influenzino la più vasta comunità imprenditoriale, affinché anche essa modifichi e corregga i propri valori e il proprio comportamento.

Il sogno americano è quello di iniziare un’attività, farla crescere per venderla e ritirarsi. Per questo investimenti di capitale a lungo termine per la formazione del personale, per l’accudimento dei bambini, per il controllo delle emissioni inquinanti e le agevolazioni per alleggerire il lavoro sono tutti fattori negativi per questo obiettivo a breve termine.
Quando però si esce dall’ottica che un’azienda è un prodotto da vendere tutte le future decisioni ne sono influenzate e i proprietari o i responsabili si rendono conto che, dato che la società vivrà più a lungo di loro, essi hanno responsabilità anche al di là della linea del traguardo.
Ormai si è creato un certo vuoto con il declino di così tante istituzioni che erano solite guidare le nostre vite, come i circoli sociali, le religioni, le squadre sportive, il vicinato e le famiglie nucleari, tutte cose che avevano un effetto aggregante e che davano il senso di appartenenza e la consapevolezza di lavorare per uno scopo comune. Tuttavia un’azienda può aiutare a colmare questo vuoto a patto che mostri ai suoi dipendenti e ai suoi clienti che si rende conto delle proprie responsabilità etiche e può contribuire al bene comune.
Patagonia non sarà mai del tutto responsabile da punto di vista sociale e non fabbricherà mai un prodotto del tutto sostenibile e assolutamente non dannoso.
Ma si impegnerà sempre a cercare di farlo.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Kinobi » mar set 12, 2017 17:21 pm

gug ha scritto:....


Il senso del discorso è che talk is cheap.
Predicare bene e razzolare meglio è difficilissimo. Infatti spesso è il contrario.
Per cui, prima di giudicare come agisce una mega impresa da 750 milioni di dollari, o una spittatore seriale di rumeghi classici, c'è sempre da inserirsi nel contesto dove si opera.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda gug » mar set 12, 2017 18:21 pm

Kinobi ha scritto:
gug ha scritto:....


Il senso del discorso è che talk is cheap.
Predicare bene e razzolare meglio è difficilissimo. Infatti spesso è il contrario.
Per cui, prima di giudicare come agisce una mega impresa da 750 milioni di dollari, o una spittatore seriale di rumeghi classici, c'è sempre da inserirsi nel contesto dove si opera.


Sempre OT.
Il fatto è che queste di Patagonia non sono "parole", ma è un libro scritto dal fondatore e questo libro non è edito da Patagonia, ma da un normale editore (non è quindi a priori materiale pubblicitario): io l'ho comprato in una normale libreria.
Credo, addirittura che alcune sono affermazioni incluse nello statuto o in documento ufficiale.
Quindi dovrebbero avere un peso maggiore e se poi vengono contraddette ovviamente la cosa è più grave e ognuno si fa un'opinione sulla base di ciò che conosce.

In topic invece
Nel caso della modifica di itinerari classici credo che l'opinione viene automatica a meno che chi lo fa non spieghi bene e condivida altrettanto bene queste ragioni, cosa che non mi sembra sia avvenuta nel caso descritto nel topic.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Kinobi » mer set 13, 2017 10:35 am

gug ha scritto:Nel caso della modifica di itinerari classici credo che l'opinione viene automatica a meno che chi lo fa non spieghi bene e condivida altrettanto bene queste ragioni, cosa che non mi sembra sia avvenuta nel caso descritto nel topic.


Il problema è con chi deve condividere?
Chi sono le autorità a cui condividere?
Per referendum?

A feeling, se tu chiedi, la maggioranza ti dice di spittare lo spittabile ovunque. In particolare a quelli del soccorso alpino. In particolare la grande massa silenziosa.

Ciao,
E
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Keith » mer set 13, 2017 12:55 pm

Finiamo di raccontarci, almeno tra di noi, l'alibi pretestuoso del soccorso alpino.
Queste sono mere operazioni di promozione turistica per chi ha un rifugio o un albergo di sotto.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » mer set 13, 2017 13:55 pm

Mah nel caso specifico del gran pilastro...non credo che la spittatura della discesa richiami orde oceaniche tali da modificare clamorosamente il giro d'affari dei rifugi della zona.

Penso che rispetto alla quantità di escursionisti e merenderos che girano da quelle parti, non siano due spit a fare la differenza (parlo da profano, eh, magari dico una corbelleria... :wink: )

Turistici saluti
TSdG
if we experienced the world as it truly is, we wouldn't be able to get out of bed in the morning. (Daniel Gilbert)

http://www.sollevamenti.org
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda flavmeister » mer set 13, 2017 14:40 pm

tacchinosfavillantdgloria ha scritto:Penso che rispetto alla quantità di escursionisti e merenderos che girano da quelle parti, non siano due spit a fare la differenza (parlo da profano, eh, magari dico una corbelleria... :wink: )

Turistici saluti
TSdG


non conosco il sito in questione, ma ovunque sia andato, in alta stagione, sui sentieri fino ai rifugi vedo decine e decine di persone; appena mi allontano oltre, nel giro di mezz'ora, non incontro più nessuno (a meno che non ci sia una ferrata) :roll:
Per cui non credo che anche raddoppiando la fruizione di una via la frequentazione aumenti più di qualche unità al giorno
Life is what happens to you
While you're busy making other plans
(J. Lennon)
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Andrea Orlini » mer set 13, 2017 15:09 pm

Kinobi ha scritto:... In particolare a quelli del soccorso alpino.

Boh :smt017
ogni volta che sono partito per un intervento non mi sono mai chiesto se avrei trovato qualcosa fixsato… sapevo che comunque mi sarei arrangiato al bisogno...
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Kinobi » mer set 13, 2017 21:49 pm

Andrea Orlini ha scritto:
Kinobi ha scritto:... In particolare a quelli del soccorso alpino.

Boh :smt017
ogni volta che sono partito per un intervento non mi sono mai chiesto se avrei trovato qualcosa fixsato… sapevo che comunque mi sarei arrangiato al bisogno...


Riformuliamo la frase, visto che credo che un trapano lo abbiano al soccorso. :mrgreen: :mrgreen: =D> =D>
Quelli del soccorso alpino, se qualcuno chiama in meno, magare per fare salvataggi con verricello, saranno contenti.
Ciao,
E
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Danilo » gio set 14, 2017 8:24 am

tacchinosfavillantdgloria ha scritto:Mah nel caso specifico del gran pilastro...non credo che la spittatura della discesa richiami orde oceaniche tali da modificare clamorosamente il giro d'affari dei rifugi della zona. .....


:lol:
il forum è morto
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda crodaiolo » mar lug 31, 2018 10:57 am

inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare
...
alla fine, è solamente un gioco
a cui a volte tendiamo a dare troppa importanza.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda rocker » mar lug 31, 2018 14:12 pm

crodaiolo ha scritto:http://gognablog.com/lasta-al-bivacco-zeni/


e poi c'è perfino chi la pensa così:
http://www.alpinismi.com/it/2018/07/31/ ... uzionismo/
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda PIEDENERO » mar lug 31, 2018 14:44 pm

che mondo di merda
tutti proni al fatturato.
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda scairanner » mar lug 31, 2018 14:55 pm

Ma sì dai, intanto testiamo con un piccolo e insignificante bivacco, poi passiamo ai rifugi, che trasformeremo in shopping center delle terre alte, nel frattempo ultimiamo l'opera di ferratizzazione e fittonizzazione delle vie normali, e all'inizio dei sentieri un bel servizio di drone sharing per riprendersi mentre raggiungiamo il nego... pardon rifugio.
Il tutto serenamente accompagnati da una guida alpina che ci mostrerà quali marchi conviene utilizzare per la nostra performance.
Per la domenica, giretto in elicottero ad ammirare le specie in via d'estinzione: quei vecchi climber che sognavano un bivacco alla base della parete e si sono trovati a sopportare fino alle 3 il dj set x gli ospiti del rifugio.
-Come sarà la scalata di Adam Ondra nel 2030?
-Arrampicherò di certo. Spero di non scalare peggio di quanto non faccia ora...


-meno internet, più cabernet
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda paolocar88 » mar lug 31, 2018 16:45 pm

e c'è chi sostiene ancora che "allargare la base" sia un bene..... :roll:

chiudiamo tutti i corsi: meno gente, meno soldi, meno menate

si impara solo per passaparola e si riporta il fenomeno arrampicata ad una dimensione più sostenibile
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Re: se una sera d'estate un rocciatore...

Messaggioda Il Profeta » mar lug 31, 2018 17:12 pm

paolocar88 ha scritto:si impara solo per passaparola


Troppo pericoloso
I pizzini sono più sicuri.
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