Tagli alla sanità...tanto per cambiare

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Re: Tagli alla sanità...tanto per cambiare

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » dom mar 26, 2017 7:49 am

Situazione occupazionale nell’ULSS 2 Marca Trevigiana: sindacati in allarme

Strutturale sotto organico, nell’Azienda unica provinciale si acuiscono le carenze di personale

Si continua a lavorare sotto organico e le poche assunzioni che si fanno diventano un pannicello caldo. Condizioni che le Organizzazioni Sindacali denunciano da anni e che continuano a rimanere inevase. “Situazioni mai affrontate strutturalmente e che parzialmente si tamponano di volta in volta - affermano Ivan Bernini, segretario generale FP CGIL, Aldo Lorenzon della Cisl Sanità e Beniamino Gorza della UIL FPL di Treviso”.

“Dentro un balletto di dichiarazioni, minimizzazione dei problemi, vincoli di spesa, pare esserci una sorta di black-out tra le richieste avanzate dall’Azienda sanitaria trevigiana e le indicazioni limitative della Regione Veneto. Indicazioni che, anziché agevolare l’attività sanitaria rendono impossibile la copertura del personale, ostacolando di fatto la soluzione dei problemi, a discapito di lavoratori e utenza. Così - sottolineano i Sindacati -, mentre ULSS e area Sanità e Sociale regionale si rimbalzano le responsabilità, i servizi continuano a essere garantiti solo a fronte di prolungamenti orari, di straordinari snervanti (spesso non pagati) e di continui blocchi di ferie e straordinari”.

“La Regione si è, infatti, concentrata molto sulla Legge di riduzione delle ULSS che ha portato alla creazione di una realtà unica nella nostra provincia. Quello che ad oggi emerge, è che tutta questa operazione non è stata preparata prima e che quelle difficoltà precedentemente esistenti all’interno delle singole tre ULSS della Marca si sono più che proporzionalmente sommate e aggravate nella neonata ULSS 2. Sono ormai innumerevoli le assemblee del personale dove riscontriamo all’interno del territorio provinciale le medesime condizioni - spiegano Bernini, Lorenzon e Gorza -: numeri inferiori rispetto alle stesse previsioni regionali in materia di assistenza, assenze per malattie e maternità non coperte, prolungamenti orari che non rispettano la normativa in materia di orario di lavoro, impossibilità di formulare qualsivoglia piano ferie in assenza di personale”.

“In mancanza di dati, che l’ULSS non fornisce, è impossibile oltretutto quantificare la reale mancanza di personale. E quando si procede a qualche estemporanea assunzione - dopo richieste avanzate da tre a sei mesi prima all’area sanità e sociale della Regione - ci si trova puntualmente a verificare altre falle del sistema. Senza tener presente la crescita del bisogno sanitario della popolazione trevigiana - aggiungono i sindacalisti -, solo rispetto ai conti annuali del personale, che dimostrano come si siano ridotte nel corso degli anni le unità lavorative a fronte di una maggior età dei dipendenti e di un naturale peggioramento delle loro condizioni di salute che ne hanno limitato la capacità operativa. Già nel 2016 si misurava la necessità di almeno 200 medici e 600 tra infermieri, operatori socio sanitari, ostetriche e tecnici”.

Treviso, 22 marzo 2016

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Re: Tagli alla sanità...tanto per cambiare

Messaggioda Achille_piè_veloce » mar apr 11, 2017 21:26 pm

Ho trovato due articoli attinenti all'oggetto del topic, secondo me sono una buona lettura (anche per chi, come me, in materia è incompetente e non ha una precisa idea). Copio e incollo qui, con link.

Il ticket serve alla salute. Ma più equo

http://www.lavoce.info/archives/46105/perche-alla-sanita-servono-ticket/
Giovanni Fattore

La sostenibilità del sistema sanitario si garantisce trovando forme aggiuntive di finanziamento. Va ripensato il sistema delle compartecipazioni, con un miglior bilanciamento dei ticket su assistenza specialistica, farmaci e ricoveri ospedalieri.

Riformare il sistema delle compartecipazioni

Torna la discussione sui ticket sanitari. E torna la voglia politica di eliminarli anche perché da sempre non sono popolari. Le compartecipazioni alla spesa svolgono un ruolo di moderazione dei consumi per l’assistenza farmaceutica e specialistica. In più, nella situazione attuale in cui a un aumento dei bisogni sanitari non corrisponde la possibilità (o la volontà) di un incremento del finanziamento pubblico, il gettito dei ticket è una importante fonte di copertura della spesa. Se dovesse essere eliminato si avrebbe perciò un aumento della spesa pubblica e, senza recuperi sul fronte dell’efficienza, sarebbe probabile un impoverimento dell’offerta del sistema sanitario pubblico.
Il tema centrale, pertanto, non è eliminare le compartecipazioni, ma come renderle più funzionali ed eque.
Le compartecipazioni riguardano principalmente tre aree (dati 2015): l’assistenza farmaceutica (1,5 miliardi), l’assistenza specialistica e diagnostica extra-ospedaliera (1,35 miliardi) e il ticket sui codici bianchi in pronto soccorso (43 milioni). Si tratta di poco meno di 3 miliardi di euro su un finanziamento pubblico complessivo di circa 113 miliardi. Si tenga anche presente che quasi un miliardo di compartecipazioni alla spesa farmaceutica provengono dal differenziale con il prezzo di riferimento: se medici, pazienti e farmacisti decidessero sempre per l’opzione a prezzo più basso a parità di principio attivo (e di efficacia) si risparmierebbe quasi l’1 per cento della spesa sanitaria pubblica.
Sull’assistenza specialistica i ticket sono quasi al livello dei prezzi dell’offerta privata, di fatto togliendo per queste prestazioni la copertura pubblica ai non esenti.
Si tratta di un sistema disfunzionale, che raccoglie troppe risorse dal comparto ambulatoriale e troppo poche da quello farmaceutico e ospedaliero e che crea, tra l’altro, incentivi al ricovero dei pazienti anche quando non è necessario, proprio per evitare le compartecipazioni. La mia proposta è che anche l’assistenza in ospedale venga sottoposta a una compartecipazione, ad esempio con un contributo alla copertura dei costi alberghieri dell’ordine di circa 10 euro a giorno di degenza. Un tale importo comporterebbe un flusso aggiuntivo di risorse per il Ssn di circa 500 milioni di euro all’anno. Anche sulla spesa farmaceutica potrebbe essere utile introdurre una modesta compartecipazione legata al prezzo oltre che al ticket sulla ricetta.

Rivedere anche il sistema delle esenzioni

Qualsiasi regime di compartecipazioni richiede un sistema di esenzioni in grado di migliorarne il profilo di equità. Anche su questo la situazione italiana è sconfortante. Come in altre aree della nostra spesa sociale, il sistema è principalmente rivolto a tutela degli anziani: per l’agire combinato dell’esenzione per età, reddito e malattie croniche, non pagano quasi mai le compartecipazioni per l’assistenza specialistica e diagnostica extra-ospedaliera. Particolarità tutta italiana è poi il fatto che il sistema cambia da regione a regione sia per le compartecipazioni che per le esenzioni sul ticket per la farmaceutica. È invece auspicabile un regime nazionale e uniforme. I livelli essenziali di assistenza sono nazionali, ma da regione a regione cambia il contributo richiesto ai pazienti per accedere ai servizi e anche questa è una contraddizione.
Un problema fondamentale dell’attuale sistema è che non ci sono limiti: chi è esente non paga niente e chi non è esente può pagare moltissimo. L’Italia non è stata in grado di costruire un sistema nel quale l’esenzione scatti dopo un certo livello di pagamento, che dovrebbe essere diverso in base alle diverse fasce di reddito.
In sintesi, in una situazione così critica per le finanze pubbliche italiane, si deve salvaguardare la tutela della salute anche tramite la raccolta di compartecipazioni alla spesa su una base più ampia, che includa l’assistenza ospedaliera, regimi di compartecipazione più uniformi – se non uguali – tra le regioni, tetti ai ticket per evitare esborsi eccessivi. È poi necessaria una profonda revisione del sistema delle esenzioni, in modo da renderlo più equo tra le fasce di reddito, ma anche tra le generazioni.


Sanità: servizio nazionale, tariffa regionale
http://www.lavoce.info/archives/46085/sistema-sanitario-nazionale-prezzi-regionali/
Domenico De Matteis e Giuliano Resce

In Italia i ticket non sono più uno strumento di razionalizzazione della domanda, ma servono per finanziare la spesa sanitaria. In più sono decisi dalle singole regioni, creando una grave disparità di accesso al servizio sanitario nazionale.

La storia dei ticket

Negli ultimi due decenni, la compartecipazione per l’assistenza sanitaria (il ticket) è diventata uno degli strumenti per il finanziamento della spesa pubblica in Italia. Il fenomeno ha provocato un continuo aumento dei costi privati nella sanità pubblica, con una forte eterogeneità tra regioni. Il risultato è una pervasiva disuguaglianza territoriale di accesso al sistema sanitario nazionale, dovuta alle differenze nei prezzi dei ticket.
La compartecipazione alla spesa sanitaria è uno strumento di razionalizzazione della domanda che si giustifica quando vi sono incentivi al sovra-consumo, come già aveva notato James Buchanan nel 1965. Tuttavia, se non è ben calibrato, può costituire un ostacolo per l’accesso ai servizi sanitari (si veda qui e qui).
In Italia, un quadro organico di compartecipazione alla spesa sanitaria fu introdotto nel 1993 dalla legge n. 537. I primi ticket furono previsti per le visite specialistiche e per l’assistenza farmaceutica. Dopo quasi un decennio, la legge finanziaria per il 2001 abolì la compartecipazione, determinando un repentino aumento della spesa sanitaria nazionale. Ciò spinse il governo a reintrodurre i ticket dal 2002, mediante la legge n. 405/2001, nella quale si afferma esplicitamente che eventuali deficit di gestione sono coperti dalle regioni con strumenti di condivisione dei costi, tra cui la compartecipazione.

Misura per finanziare la spesa pubblica

Il 2002 è stato un vero punto di svolta per il ticket in Italia poiché dal quel momento la compartecipazione perde la sua naturale funzione di razionalizzazione della domanda e assume il ruolo di strumento per il finanziamento della sanità pubblica nella forma di una tassa imposta al beneficiario del servizio come alternativa ai tributi.
Ad appesantire il carico, arriva poi la legge finanziaria del 2007 che introduce un’ulteriore compartecipazione per le visite specialistiche (il cosiddetto super-ticket che sommandosi a quelli già vigenti fa salire il costo di alcune prestazioni) e un nuovo ticket per i servizi di emergenza (codici bianchi).
Oggi, dunque, abbiamo tre tipi principali di compartecipazione: ticket per i servizi di emergenza; ticket per visite specialistiche; e ticket farmaceutici.
Nella determinazione dei prezzi per tali servizi, le regioni hanno agito con ampia autonomia. La tabella 1, dove mostriamo i prezzi minimi e massimi per ogni tipo di ticket, dà un’idea della loro forte eterogeneità.

Immagine
Tabella 1 – Ticket sulla sanità pubblica in Italia
(dati aggiornati al 2015)



Fonti: Agenas, Federfarma
*una ricetta e un pacco di farmaci

Il più basso livello di compartecipazione per le emergenze è in Friuli Venezia Giulia (8 euro più un tariffario per le prestazioni specifiche), mentre il più alto è in Campania e nella provincia di Bolzano (50 euro). Per i servizi specialistici il livello più basso di compartecipazione è in Valle d’Aosta, Abruzzo, Basilicata e Bolzano (36,15 euro per visita). In Lombardia e in Piemonte il ticket per visite specialistiche è invece modulato in base al prezzo del servizio e può raggiungere i 66,15 euro. Per i ticket farmaceutici, Sardegna, Marche e Friuli non ne applicano alcuno, mentre in Puglia la somma di una ricetta più una confezione di farmaci prescritti può raggiungere gli 8 euro e 50.

Figura 1 – Mappa dei ticket e del reddito disponibile medio nelle regioni italiane
(dati aggiornati al 2015)
Immagine

Fonti: Agenas, Fedefarma, Istat (2016)

Nota: nelle regioni in cui è modulato sul reddito (Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Veneto e Umbria) il ticket è associato al reddito medio; nelle regioni in cui è associato alla tipologia di servizio mostriamo la media dei ticket; nel Trentino Alto Adige mostriamo la media tra provincia autonoma di Bolzano e provincia autonoma di Trento.

La figura 1 riporta i ticket sanitari medi ed evidenzia con maggiore chiarezza la forte eterogeneità nel prezzo dello stesso servizio fornito in regioni diverse, sintomo di una latente diseguaglianza territoriale di accesso alla sanità pubblica. Inoltre dalle mappe emerge un totale scollegamento tra i prezzi dei ticket e il reddito disponibile medio nelle regioni (la correlazione tra reddito medio disponibile e compartecipazione per emergenze, visite specialistiche e assistenza farmaceutica è rispettivamente -0,35, -0,53, e 0,35). La diseguaglianza è paradossale poiché coinvolge i livelli essenziali di assistenza, che dovrebbero essere garantiti a tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza (articoli 32 e 117 della Costituzione; legge 833 del 1978; decreto del presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001).
Il problema è che dal 2002 il gettito da ticket regionale serve a finanziare la spesa e non a caso le regioni soggette a piano di rientro hanno ticket più elevati (vedi Piemonte, Lazio, Campania e Calabria per le visite specialistiche). Per ristabilire un coerente schema di compartecipazione in Italia, il ticket dovrebbe tornare ad avere il ruolo originario di riduzione del sovra-consumo. È quindi necessario togliere alle regioni l’incentivo perverso a utilizzare i ticket come alternativa ai tributi: una soluzione potrebbe essere quella di scollegare il gettito da compartecipazione dal finanziamento della spesa.
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Re: Tagli alla sanità...tanto per cambiare

Messaggioda tacchinosfavillantdgloria » ven mag 19, 2017 13:22 pm

Da quotidiano sanità:

Orario di lavoro e mancato riposo. Alla fine l’infermiere di Ancona è stato sanzionato

26 MAR - Gentile direttore,
l’infermiere della sala operatoria che non si era presentato nel turno pomeridiano dopo il turno di reperibilità notturno lavorato è stato sanzionato dall’azienda ospedaliera di Ancona! Le motivazioni che adduce l’azienda meritano di essere riportate: “il dipendente ha delle precise responsabilità derivanti dalla posizione di garante di diritto alla salute dei pazienti che accedono in Blocco operatorio in quanto dipendente del Servizio sanitario regionale e tenuto quindi al rispetto del turno mensile predisposto dal livello di responsabilità aziendale di coordinamento della struttura, al fine di coniugare l’azione programmatoria dell’azienda e le necessità assistenziali dei cittadini che ad essa accedono per un proprio bisogno di salute”.

Non abbiamo mai avuto dubbi e non avevamo bisogno dell’azienda ospedaliera di Ancona ce lo ricordasse che gli infermieri sono garanti del diritto alla salute dei cittadini. Proprio in quanto garante il collega di Ancona ha comunicato alla coordinatrice di non essere in grado di prestare il proprio servizio in sicurezza dopo che lo sforamento delle ore consentite per legge in un’intera giornata lavorativa non lo metteva nelle condizioni fisiche di poter lavorare.

Per l’azienda doveva andare a lavorare anche se, oggettivamente, non nelle condizioni fisiche per farlo!

In altre parole: l’azienda ospedaliera di Ancona predispone turni illegali – che sono illegali nelle Marche, in Italia e in Europa – per un duplice motivo: sforamento delle ore lavorate in una giornata (più di 15!) e mancato rispetto delle 11 ore di riposo giornaliero e a mettere in pericolo la salute delle persone sarebbero le vittime di questo orario e non l’azienda stessa.

Assistiamo a un rovesciamento delle responsabilità: una dirigenza pagata dai cittadini non in grado di prendersi le proprie responsabilità, non in grado di garantire una turnazione idonea al rispetto della normativa vigente e non in grado neanche di gestire con un minimo di flessibilità qualunque accadimento che lo imporrebbe arriva a sanzionare un infermiere per il solo fatto di avere posto il problema e di avere esercitato un diritto che doveva essergli garantito senza neanche la richiesta individuale.

A questa dirigenza – dalla dirigenza infermieristica alla direzione generale e amministrativa - manca il senso del limite e della proporzione. Scaricano le proprie inefficienze e le proprie responsabilità sui dipendenti colpevoli di nulla: il collega negli ultimi otto anni (!) non ha fatto un giorno di malattia e a sei mesi dalla pensione si trova sanzionato. La loro inadeguatezza è palese e scaricano sulla parte più debole – il dipendente – ciò che loro stessi dovrebbero prevenire.

I primi garanti del diritto alla salute dei cittadini sono i dirigenti che dovrebbero predisporre una organizzazione sicura rispettosa dei diritti dei dipendenti al riposo e, soprattutto, dei diritti dei cittadini a vedersi curati da professionisti in condizioni fisiche adeguate e dopo un riposo degno di questo nome. Non è stato così e continuerà a non essere così. Nei turni pomeridiani all’azienda ospedaliera di Ancona i cittadini correranno il rischio di trovare equipe operatorie deprivate dal sonno. Rischio che correranno molti pomeriggi feriali e festivi.

Altre aziende, con altre dirigenze evidentemente, hanno predisposto altre organizzazioni: si veda, per esempio, l’azienda sanitaria di Reggio Emilia che impedisce alle equipe operatorie l’effettuazione del turno pomeridiano dopo 6 ore effettuate in pronta disponibilità notturna.
La dirigenza di Ancona invece non si pone il problema e utilizza i procedimenti disciplinari contro i dipendenti che non vogliono e non riescono a coprire le inefficienze aziendali.

Avevamo avuto la solidarietà di importanti sigle sindacali mediche come l’Anaao, la Cimo e l’Aaroi e che ringraziamo per la sensibilità mostrata su tematiche che colpiscono tutti i professionisti sanitari.

La nostra battaglia va avanti su tutti i fronti contro questa dirigenza che ripetiamo, con questo provvedimento, si mostra inadeguata nel ruolo.

Chiederemo l’intervento della Regione, del Ministero, dell’Ispettorato del lavoro e dei rappresentanti dei cittadini per costringere l’azienda a mettere in atto un’organizzazione sicura e rispettosa proprio del diritto alla salute dei cittadini che, evidentemente, questa azienda e questa dirigenza ritiene non avere il dovere di tutelare.

Giuseppino Conti
Segretario Territoriale Nursind Ancona

26 marzo 2017
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Re: Tagli alla sanità...tanto per cambiare

Messaggioda VECCHIO » ven mag 19, 2017 15:39 pm

Mi sembra tutto giusto, tutto procede correttamente.
La carta d'identità obbligatoria come documento perché lo vuole lo stato costerà 22 euro.
La facilitazione pensionistica APE, al sindacato mi dicono convenga a chi ha pensioni molto alte e quindi non alla massa che la richiederà.
All'Alitalia hanno votato contro la piccola riforma e gli han dato 600 milioni.
A chi ospita migranti danno quasi 35 euro al giorno a ospitato: 35x4x365=51.100 euro per anno per famiglia
....ma Maduro è un eroe!
.....mi sembra la storia delle centomila baionette
Mi domando se la sinistra di governo sappia quello che sta facendo.
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Re: Tagli alla sanità...tanto per cambiare

Messaggioda Kinobi » ven mag 19, 2017 16:21 pm

Chi é maduro? Quello che quando il petrolio é calato ha visto il paese andare sul lastrico e non ha saputo fare nulla? Quello che manda l'esercito contro i manifestanti che sono mantenuti?
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