3-Continuo a raccontare

Alpinismo sulle Alpi ed extraeuropeo, ghiaccio, cascate ecc.

3-Continuo a raccontare

Messaggioda VECCHIO » lun mag 15, 2017 18:43 pm

3-Continuo a raccontare.

Un ricordo molto triste, che vive dentro di me da tanti anni.
Questa è stata l'esperienza più triste della mia vita alpinistica.
Avevo scritto dei se che aumentavano mano a mano che scrivevo ricordi: qui sono proprio tanti.
Forse chiamarlo ricordo è molto riduttivo, perché da più di 40 anni è un pensiero che mi accompagna sempre e dovunque.
Nel '75 scalavo da due anni, dopo la morte di mio papà era un mio bisogno incessante per trovare una forte sicurezza in me stesso e darne ai miei familiari. Facevo più esami del necessario a "scuola" e salivo una parete ogni fine settimana, se proprio non diluviava subito la mattina. Avevo cominciato pochi mesi dopo la scomparsa di papà, come un mulo, e come prima via avevamo salito una "schiena" appunto di mulo.
Non riesco a togliermi un forte senso di colpa per la morte di "Tino": penso sempre che avrei dovuto accorgermi, io che sono sempre stato un fanatico della responsabilità personale e del dovere verso gli altri, sopratutto se giovani.
È' stato un fatto talmente forte per me che ha condizionato molte mie salite.
Per esempio, qualche anno fa, mio figlio ed io, come regalo per i miei 60 e i suoi 20, siamo andati con "Paolo e Anna" quasi sposini, da "Enzo" al suo diedro. Era la prima grande salita di mio figlio, avevamo ripetuto insieme solo alcune vie qui da noi, ad Arco, in Mello, una "mottosoera", la "comica di mai" e "i viaggi del gul al cappuccio".
Ero preoccupatissimo, ero convinto che dovessi fare in modo che non si entusiasmasse troppo, come era successo a "Tino", ma che dovesse anche scalare da
primo, alternati, tranne i tiri più balordi. Però quello col grado più difficile spettava a lui, dove ha dovuto tirare un chiodo, mentre io non dovevo nemmeno riposarci e dovevamo uscire prima di sera.
Prima, in quell'anno di tanti anni fa Lui aveva la stessa età di mio figlio sulla via qui sopra, io andavo un fine settimana a ovest, uno al centro, uno a est: un continuo viaggiare per conoscere e salire pareti, ma eravamo quasi sempre in quattro per
risparmiare.
Un venerdì sera come al solito ci stavamo organizzando e un ragazzo di nome "Tino" si è avvicinato e ci ha chiesto se poteva unirsi a noi, il mio socio lo conosceva bene, era un giovane bravo.
La sera dopo, in tre più la mia morosa che mi amava, ma non scalava, siamo arrivati da "Bruno". Un grandissimo uomo e alpinista Lui, il "Bruno"!
Una volta ci aveva spiegato che per "vedere" le vie bisognava andare quando c'era la neve depositata: quelle erano le linee delle vie più belle.
Il giorno dopo abbiamo salito una Sua Via lungo una striscia nera.
E via, subito dopo essere arrivati sulla cima, con un su e giù e un qua e là lungo e talvolta pericoloso, che però già conoscevo, siamo andati su un altra cima a sinistra e da lì finalmente al rifugio dall'altra parte. Siamo poi tornati dal "Bruno", che ci ha detto che dovevamo imparare a essere più veloci. Non l'ho mai imparato bene.
E ancora via, alla macchina e subito verso casa, dato che il mio socio "Maurizio", il "fornaretto" perché faceva il pane, doveva lavorare: per lui ogni via stava diventando un incubo, o smetteva di scalare, o cambiava lavoro, o cambiava un po' tutto.
"Tino" era al settimo cielo! Continuava a raccontarci particolari della salita e della girata grandiosa: parlava di sè, di noi, della roccia, della montagna, del paesaggio, degli orizzonti, di tutto. A un certo punto, non ricordo quando, mi ha chiesto che giro poteva fare nelle nostre Orobie, dato che aveva finito gli esami.
Io avevo fatto un bellissimo giro tre anni prima, quando mi avevan tolto i gessi dopo che ero caduto. I miei amici mi avevano detto che ero rotolato giù da una cresta per quasi due doppie e loro mi avevano trovato su un terrazzino, sopra un bel salto. Mi avevano calato attrezzando tante doppie, poi avevamo camminato fino all'auto e io continuavo a chiedere una piccozza per appoggiarmi, perché un piede e la schiena mi facevano male: me li hanno ingessati entrambi. L'anno dopo ho cominciato a scalare "bene" e spesso con loro! Ma non ho mai ringraziato a sufficienza "Lele" e "Gerry". Di quel giorno io non ricordo nulla. Ci sono tornato, ma nulla, non ricordo nulla se non la piccozza che non c'era.
Ho imparato ad avere paura.
E così quella sera in auto racconto il mio bellissimo giro a "Tino", dicendogli solo di controllare, mentre lo scendeva, che la neve nel canalino nord tenesse, ma fosse morbida, così avrebbe potuto procedere bene: non pensavo minimamente che fosse troppo entusiasta e la sua esperienza fosse ancora molto piccola.
Dopo un giorno "Tino" ci è andato: è salito al rifugio, è andato al Gleno, poi ai Tre Confini e poi al Recastello. Aveva con se la sua picca e i suoi ramponi.
Io ero un ragazzo cinico e razionale, durissimo con me stesso, non avevo intuito nulla!
L'hanno ritrovato in fondo al canalino con la testa rotta.
In vita mia ho visto "Tino" per non più di 36 ore, ma fra poco è con me da 42 anni.
Poi suo padre mi ha quasi adottato come figlio.
Ogni tanto accompagnava noi ragazzi a scalare, forse per ricordare suo figlio, o capirlo, magari per sentire la nostra gioia. Una volta glielo chiesi e lui mi sorrise solo con la bocca, stava facendo uno sforzo enorme per non piangere, ricordo che i suoi occhi erano fissi troppo lontano per capirli, erano profondamente tristi.
Di solito in montagna dopo le salite ci faceva della feste incredibili: una volta dopo un "salame" ci ha fatto dormire al "Sella" in enormi cuscini di piuma!
Ecco, non riesco a togliermi tutta questa tristezza, in più quel giorno non sono stato nemmeno capace di fare una foto agli occhi sorridenti e pieni di gioia di "Tino" e di darla a suo padre, così suo padre non ha mai più potuto rivederli.
VECCHIO
 
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda VECCHIO » gio mag 18, 2017 19:33 pm

Ma nessuno mi dice niente?
Dovrò per sempre smazzarmela da solo?
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda crodaiolo » gio mag 18, 2017 22:49 pm

VECCHIO ha scritto:3-Continuo a raccontare.

Un ricordo molto triste, che vive dentro di me da tanti anni.
Questa è stata l'esperienza più triste della mia vita alpinistica.
Avevo scritto dei se che aumentavano mano a mano che scrivevo ricordi: qui sono proprio tanti.
Forse chiamarlo ricordo è molto riduttivo, perché da più di 40 anni è un pensiero che mi accompagna sempre e dovunque.
Nel '75 scalavo da due anni, dopo la morte di mio papà era un mio bisogno incessante per trovare una forte sicurezza in me stesso e darne ai miei familiari. Facevo più esami del necessario a "scuola" e salivo una parete ogni fine settimana, se proprio non diluviava subito la mattina. Avevo cominciato pochi mesi dopo la scomparsa di papà, come un mulo, e come prima via avevamo salito una "schiena" appunto di mulo.
Non riesco a togliermi un forte senso di colpa per la morte di "Tino": penso sempre che avrei dovuto accorgermi, io che sono sempre stato un fanatico della responsabilità personale e del dovere verso gli altri, sopratutto se giovani.
È' stato un fatto talmente forte per me che ha condizionato molte mie salite.
Per esempio, qualche anno fa, mio figlio ed io, come regalo per i miei 60 e i suoi 20, siamo andati con "Paolo e Anna" quasi sposini, da "Enzo" al suo diedro. Era la prima grande salita di mio figlio, avevamo ripetuto insieme solo alcune vie qui da noi, ad Arco, in Mello, una "mottosoera", la "comica di mai" e "i viaggi del gul al cappuccio".
Ero preoccupatissimo, ero convinto che dovessi fare in modo che non si entusiasmasse troppo, come era successo a "Tino", ma che dovesse anche scalare da
primo, alternati, tranne i tiri più balordi. Però quello col grado più difficile spettava a lui, dove ha dovuto tirare un chiodo, mentre io non dovevo nemmeno riposarci e dovevamo uscire prima di sera.
Prima, in quell'anno di tanti anni fa Lui aveva la stessa età di mio figlio sulla via qui sopra, io andavo un fine settimana a ovest, uno al centro, uno a est: un continuo viaggiare per conoscere e salire pareti, ma eravamo quasi sempre in quattro per
risparmiare.
Un venerdì sera come al solito ci stavamo organizzando e un ragazzo di nome "Tino" si è avvicinato e ci ha chiesto se poteva unirsi a noi, il mio socio lo conosceva bene, era un giovane bravo.
La sera dopo, in tre più la mia morosa che mi amava, ma non scalava, siamo arrivati da "Bruno". Un grandissimo uomo e alpinista Lui, il "Bruno"!
Una volta ci aveva spiegato che per "vedere" le vie bisognava andare quando c'era la neve depositata: quelle erano le linee delle vie più belle.
Il giorno dopo abbiamo salito una Sua Via lungo una striscia nera.
E via, subito dopo essere arrivati sulla cima, con un su e giù e un qua e là lungo e talvolta pericoloso, che però già conoscevo, siamo andati su un altra cima a sinistra e da lì finalmente al rifugio dall'altra parte. Siamo poi tornati dal "Bruno", che ci ha detto che dovevamo imparare a essere più veloci. Non l'ho mai imparato bene.
E ancora via, alla macchina e subito verso casa, dato che il mio socio "Maurizio", il "fornaretto" perché faceva il pane, doveva lavorare: per lui ogni via stava diventando un incubo, o smetteva di scalare, o cambiava lavoro, o cambiava un po' tutto.
"Tino" era al settimo cielo! Continuava a raccontarci particolari della salita e della girata grandiosa: parlava di sè, di noi, della roccia, della montagna, del paesaggio, degli orizzonti, di tutto. A un certo punto, non ricordo quando, mi ha chiesto che giro poteva fare nelle nostre Orobie, dato che aveva finito gli esami.
Io avevo fatto un bellissimo giro tre anni prima, quando mi avevan tolto i gessi dopo che ero caduto. I miei amici mi avevano detto che ero rotolato giù da una cresta per quasi due doppie e loro mi avevano trovato su un terrazzino, sopra un bel salto. Mi avevano calato attrezzando tante doppie, poi avevamo camminato fino all'auto e io continuavo a chiedere una piccozza per appoggiarmi, perché un piede e la schiena mi facevano male: me li hanno ingessati entrambi. L'anno dopo ho cominciato a scalare "bene" e spesso con loro! Ma non ho mai ringraziato a sufficienza "Lele" e "Gerry". Di quel giorno io non ricordo nulla. Ci sono tornato, ma nulla, non ricordo nulla se non la piccozza che non c'era.
Ho imparato ad avere paura.
E così quella sera in auto racconto il mio bellissimo giro a "Tino", dicendogli solo di controllare, mentre lo scendeva, che la neve nel canalino nord tenesse, ma fosse morbida, così avrebbe potuto procedere bene: non pensavo minimamente che fosse troppo entusiasta e la sua esperienza fosse ancora molto piccola.
Dopo un giorno "Tino" ci è andato: è salito al rifugio, è andato al Gleno, poi ai Tre Confini e poi al Recastello. Aveva con se la sua picca e i suoi ramponi.
Io ero un ragazzo cinico e razionale, durissimo con me stesso, non avevo intuito nulla!
L'hanno ritrovato in fondo al canalino con la testa rotta.
In vita mia ho visto "Tino" per non più di 36 ore, ma fra poco è con me da 42 anni.
Poi suo padre mi ha quasi adottato come figlio.
Ogni tanto accompagnava noi ragazzi a scalare, forse per ricordare suo figlio, o capirlo, magari per sentire la nostra gioia. Una volta glielo chiesi e lui mi sorrise solo con la bocca, stava facendo uno sforzo enorme per non piangere, ricordo che i suoi occhi erano fissi troppo lontano per capirli, erano profondamente tristi.
Di solito in montagna dopo le salite ci faceva della feste incredibili: una volta dopo un "salame" ci ha fatto dormire al "Sella" in enormi cuscini di piuma!
Ecco, non riesco a togliermi tutta questa tristezza, in più quel giorno non sono stato nemmeno capace di fare una foto agli occhi sorridenti e pieni di gioia di "Tino" e di darla a suo padre, così suo padre non ha mai più potuto rivederli.
VECCHIO ha scritto:Ma nessuno mi dice niente?
Dovrò per sempre smazzarmela da solo?


Non sono esperto in confessioni,
certo che se solo ora hai condiviso...

Tempo al tempo Paolo,
tempo al tempo.
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare
...
alla fine, è solamente un gioco
a cui a volte tendiamo a dare troppa importanza.
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda climbalone » ven mag 19, 2017 10:46 am

Caro Paolo,
Il tuo racconto è molto intenso ed emozionante, grazie per aver condiviso questo capitolo della tua esperienza, anche se non deve essere stato facile.
L'hanno letto molte persone, se nessuno ha commentato, forse è perché è difficile commentarlo.
Dal canto mio penso che non devi sentirti responsabile, ognuno in montagna decide quello che si sente o non si sente di fare, e questo valeva anche per Tino.
Con la consapevolezza che non c'è un facile e un difficile assoluti, ma solamente relativi, e quello che è facile per te può essere difficile per me.
E poi manco è detto che quel percorso per lui fosse troppo difficile, la fatalità può capitare a prescindere, e questo potrebbe essere stato il caso.
La montagna dà, la montagna toglie.
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda wolf jak » ven mag 19, 2017 12:55 pm

VECCHIO ha scritto:Ma nessuno mi dice niente?
Dovrò per sempre smazzarmela da solo?


Ciao VECCHIO,
è difficile risponderti. Non penso che un forum ti possa più di tanto alleggerire il peso che ti sei caricato. Certo, ti sono vicino nel dolore. E rabbrividisco all'idea che qualcuno si faccia male su un itinerario che io gli abbia suggerito. Ma non smetterò di farlo, con giudizio.

Da persona responsabile, hai sentito di essere coinvolto perché "se non gli avessi suggerito quel giro magari sarebbe ancora qui"... ma non funziona così. Le disgrazie, purtroppo, accadono (nonostante i tuoi suggerimenti e nonostante quante premure uno possa adottare). Da quel che dici, non l'hai mandato su qualcosa di evidentemente fuori dalla sua portata, o che nascondesse insidie contro le quali non lo avessi già messo in guardia. Non eri suo mentore, né guida, e a occhio e croce eravate quasi coetanei...

La morte va accettata come conseguenza del vivere, è banale ma è così.
Non ti ha accusato nemmeno il padre, col suo immenso dolore, non accusarti tu.
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda Danilo » ven mag 19, 2017 18:09 pm

VECCHIO ha scritto:Ma nessuno mi dice niente? NO
Dovrò per sempre smazzarmela da solo? SI
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda VECCHIO » ven mag 19, 2017 19:49 pm

Danilo ha scritto:
VECCHIO ha scritto:Ma nessuno mi dice niente? NO
Dovrò per sempre smazzarmela da solo? SI


:lol: Danilo grazie, ma lo so molto bene. :D
Però qualche ragionamento si può fare e già l'han fatto, so che è difficile e parecchio.
Ammetto che io sono cinico e duro e quindi nella testa ho roba bella o triste o divertente di tanti tipi, e ci convivo tranquillamente, però discutere dei fatti che condizionano la vita di "qualcuno" è sempre rivelatore di aspetti della propria natura magari sconosciuti.
In montagna spesso quelle che i comuni mortali vedono come grandi imprese di "qualcuno", sono espressione di problemi mentali dovuti a fatti precedenti che hanno condizionato la vita di "quei qualcuno".
Invece di andare o inventare tante balle della psiche basterebbe confrontare le proprie esperienze.
E poi molte persone risparmierebbero un mucchio di soldi buttati al vento.
Per esempio, Gogna si è o ha mai spiegato la sua solitaria alla Walker?
Ma come lui ce ne sono tanti altri: si dice che l'uomo sia l'unico animale con il concetto del Tempo, perché ha la coscienza di vivere.
Caz.. se sono rompi!
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda PIEDENERO » lun mag 22, 2017 11:02 am

@VECCHIO

è uno dei motivi per il quale non mi piace promuovere la pratica dell'alpinismo e non mi piace molto dare consigli , soprattutto a chi non conosco. quando li do cerco sempre di mettere in risalto gli aspetti negativi ed i rischi.
è vero che la responsabilità è personale ma è anche vero che in quanto animali da branco tendiamo ad imitare e a farci condizionare dagli altri e preferirei non avere un domani eventuali sensi di colpa, giusti o sbagliati che siano.
e se i mie figli dovessero un domani appassionarsi a questa attività non ne sarei felice , li rispetterei nelle loro scelte ma di certo non li spingerei a praticarla.
"Ripetere l'ovvio in tempo di menzogna è un atto rivoluzionario"
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Re: 3-Continuo a raccontare

Messaggioda Danilo » mar mag 23, 2017 8:56 am

PIEDENERO ha scritto:@VECCHIO

è uno dei motivi per il quale non mi piace promuovere la pratica dell'alpinismo e non mi piace molto dare consigli , soprattutto a chi non conosco. quando li do cerco sempre di mettere in risalto gli aspetti negativi ed i rischi.
è vero che la responsabilità è personale ma è anche vero che in quanto animali da branco tendiamo ad imitare e a farci condizionare dagli altri e preferirei non avere un domani eventuali sensi di colpa, giusti o sbagliati che siano.
e se i mie figli dovessero un domani appassionarsi a questa attività non ne sarei felice , li rispetterei nelle loro scelte ma di certo non li spingerei a praticarla.


"decise di lasciare l'abito talare ma non seppe che
gli effetti dell'ordinazione non si potranno cancellare"


un po. spiace
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